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Codice Deontologico
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Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense
Venerdì, 10 Settembre , 2021
Con una nota dello scorso 14 luglio la Cassa Forense ha richiesto l’istituzione di ulteriori causali contributo rispetto a quelle già istituite a gennaio e maggio 2021. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 6 settembre 2021, ha istituito le seguenti causali contributo: ‘E105’ denominata ‘CASSA FORENSE - integrazione contr. minimo soggettivo (12 mesi)’ e ‘E106’ denominata ‘CASSA FORENSE - interessi integrazione contr. minimo soggettivo’. Le suddette causali contributo sono operativamente efficaci dal 15 settembre 2021 e naturalmente verranno utilizzate per il versamento, tramite il modello F24, dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense.
(Vedi risoluzione n. 56 del 2021)

Chiarimenti in ordine alla disciplina agevolativa in materia di trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE a seguito di operazioni di aggregazione aziendale
Venerdì, 10 Settembre , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 7 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito alla disciplina agevolativa, contenuta nella legge di Bilancio 2021, che consente la trasformazione in credito d’imposta di determinate attività per imposte anticipate in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda tra soggetti indipendenti che vengano approvate o deliberate dall’organo amministrativo competente delle società partecipanti ovvero del conferente, entro il 31 dicembre 2021.

La disciplina della trasformazione in credito d’imposta di determinate DTA (deferred tax asset) ha l’obiettivo di incentivare i processi di aggregazione tra imprese allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra piccole e grandi imprese, che si presenta particolarmente rilevante in Italia rispetto agli altri Paesi.

Il documento di prassi amministrativa conferma che la stessa disciplina trova applicazione anche nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti.

Il comma 234 della citata legge di Bilancio 2021 dispone, infatti, che, in caso di fusioni e scissioni, le DTA sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti ‘senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, ovvero al 2 per cento della somma delle attività oggetto di conferimento’. La disciplina, anche se riferita ad un’unica operazione di aggregazione a cui partecipano più di due soggetti, deve essere applicata anche nel caso di più operazioni distinte, approvate o deliberate entro il 2021.

Il comma 240 stabilisce che la disciplina agevolativa può trovare applicazione una sola volta per ciascun beneficiario o risultante, indipendentemente dal numero delle operazioni societarie realizzate. Di fatto, ogni soggetto può usufruire una sola volta del meccanismo mentre non ci sono limiti al numero di operazioni realizzabili. Diversamente la norma avrebbe dovuto limitare espressamente la trasformazione ad una sola operazione.

L’intesa che mette d’accordo il vincolo di applicazione dell’agevolazione ad una sola volta per ogni soggetto e la possibilità di estendere il beneficio a più operazioni, per l’Agenzia, può trovarsi nelle modalità di quantificazione dello stesso basato sugli attivi dei soggetti partecipanti che, conseguentemente, possono partecipare una sola volta alla quantificazione del beneficio.
In altre parole, indipendentemente dal numero delle operazioni realizzate e dai soggetti coinvolti, il beneficio deve essere calcolato considerando le operazioni come un’aggregazione unitaria, in cui sono gli attivi dei partecipanti a dover concorrere una volta sola alla determinazione delle DTA trasformabili. In quest’ottica, dice la risoluzione ‘la disposizione in esame sarebbe volta ad evitare un effetto moltiplicativo del beneficio fiscale sullo stesso attivo richiedendo che, in caso di più operazioni, l’attivo dello stesso soggetto non possa concorrere più volte ai fini della trasformazione di DTA’ .

La risoluzione riporta un esempio riguardante il caso di due soggetti, A e B e di un successivo conferimento d’azienda da parte della società risultante dalla fusione a un terzo conferitario, C. Ipotizzando che l’attivo di A sia maggiore dell’attivo di B, a sua volta maggiore di quello di C, si avrebbe una prima trasformazione di DTA fino al 2% dell’attivo di B per effetto della fusione e poi una seconda trasformazione di DTA fino al 2% degli attivi conferiti (ovvero di A e B).
In questa situazione, la norma sarebbe formalmente rispettata e l’attivo di B avrebbe concorso due volte alla trasformazione di DTA, producendo un’incoerenza e una contraddittorietà del sistema.

In conclusione, la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio è applicabile anche nell’ipotesi di più operazioni distinte approvate o deliberate nel 2021, a patto che ai fini della determinazione delle DTA trasformabili in ciascuna operazione, lo stesso attivo possa partecipare una sola volta. Quindi, se in un’operazione l’attivo di un soggetto ha concorso a determinare l’ammontare di DTA trasformabili, lo stesso attivo non potrà essere considerato in un’operazione successiva.


(Vedi risoluzione n. 57 del 2021)

Dichiarazione di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nella Ue di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità
Venerdì, 3 Settembre , 2021

La legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (legge di Bilancio 2021) ha apportato novità alle prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.

Tali novità trovano applicazione alle operazioni poste in essere dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento direttoriale datato 14 agosto 2021 che ha approvato il modello di dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della Ue, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare che il committente delle prestazioni è tenuto a presentare.

Spetta al committente, all’armatore, al proprietario dell'imbarcazione, al comandante della nave la presentazione di detta dichiarazione attraverso i canali telematici delle Entrate. Può farlo, parimenti, un intermediario delegato. Alla presentazione della dichiarazione segue il rilascio di una ricevuta telematica con l’indicazione del numero di protocollo di ricezione.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 54/E del 6 agosto 2021, ha fornito i primi chiarimenti destinati a consentire una più agevole effettuazione dell’adempimento dichiarativo con riferimento alle casistiche segnalate dagli operatori.

Presentazione della dichiarazione telematica da parte dei soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati nel territorio dello Stato

Per i soggetti non residenti, privi di rappresentante fiscale o di identificazione diretta, è prevista la possibilità di trasmettere la comunicazione inviando copia scansionata del modello di dichiarazione, sottoscritto con firma autografa, insieme alla copia di un documento di identità in corso di validità, al Centro Operativo di Pescara, specificando nell’oggetto del messaggio DICHIARAZIONE ‘NAUTICA’ ALTERNATIVA AL PROVVEDIMENTO 15 GIUGNO 2021.

Il Centro Operativo invierà allo stesso indirizzo email da cui è pervenuta la dichiarazione il numero di protocollo di quest’ultima. Una copia della documentazione andrà inviata dal dichiarante al cedente/prestatore, specificando il numero di protocollo di ricezione della dichiarazione telematica.
La predetta modalità di trasmissione della dichiarazione riguarda esclusivamente i soggetti non residenti, non stabiliti e non identificati in Italia.

Presentazione della dichiarazione telematica nei casi di cd. fornitori indiretti

In relazione ai casi in cui il regime di non imponibilità sia invocato non solo dai fornitori diretti ma anche con riferimento a prestazioni di servizi e/o cessioni di beni non effettuate direttamente nei confronti del dichiarante o i casi di bunkeraggio navale, la risoluzione ricorda che il dichiarante deve presentare la dichiarazione indicando i dati dei soli fornitori diretti nella Sezione II del Quadro B, ai quali la dichiarazione è resa disponibile.
Il fornitore, ricevuta la copia della dichiarazione, dovrà a sua volta trasmetterla ai propri cedenti o prestatori che abbiano titolo ad applicare il regime di non imponibilità Iva.

Ciascun fornitore, diretto o indiretto, è tenuto ad indicare il protocollo della dichiarazione rilasciato dall’Agenzia delle Entrate nelle fatture emesse.

Presentazione della dichiarazione attestante l’utilizzo del mezzo di trasporto per la navigazione in alto mare nell’ipotesi di navi in costruzione

Per le imbarcazioni in corso di costruzione, in relazione alla presentazione dell’adempimento dichiarativo, tenuto conto che la verifica a consuntivo della sussistenza della condizione della navigazione in alto mare non può essere effettuata, come richiesto dalla norma, entro la fine dell’anno solare in cui è stata inoltrata la dichiarazione stessa, l’Agenzia ritiene che i committenti/dichiaranti presentano la dichiarazione indicando - per identificare che la nave è in costruzione - nella casella 2 il codice convenzionale 9999999, lasciando vuota la casella 1 e compilando la casella 3 con un numero progressivo quando la dichiarazione si riferisce a più imbarcazioni in costruzione dello stesso dichiarante.

La condizione dell’effettivo uso della nave per la navigazione in alto mare deve essere accertata alla fine dell’anno solare di primo utilizzo della nave.


(Vedi risoluzione n. 54 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati dai rivenditori in favore degli utenti finali per l’acquisto di nuovi televisori
Venerdì, 3 Settembre , 2021

Con la risoluzione n. 55/E del 23 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6927’ denominato ‘Bonus tv Rottamazione - credito d’imposta per il recupero degli sconti praticati dai rivenditori agli utenti finali per l’acquisto di nuovo apparecchio televisivo - D.M. del 5 luglio 2021’.

Il nuovo codice tributo andrà utilizzato in compensazione, tramite modello F24, per usufruire del credito d'imposta previsto dalla legge 30 dicembre 2020 n. 178 al fine di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi non idonei alla ricezione e agevolare il corretto smaltimento di quelli obsoleti attraverso il riciclo.

Il contributo è riconosciuto all’utente finale sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari al 20% del prezzo di vendita, entro l’importo massimo di 100 euro. Il venditore recupererà lo sconto praticato all’utente finale mediante credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione.


(Vedi risoluzione n. 55 del 2021)

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi - Risposte a quesiti
Venerdì, 27 Agosto , 2021

La legge di Bilancio 2021 ha modificato la disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali destinati a strutture produttive ubicate in Italia. La nuova disciplina si pone in linea con la legge di Bilancio 2020 che ha disciplinato gli incentivi fiscali del ‘Piano nazionale Impresa 4.0’. La novità più importante della legge n. 160/2019 ha riguardato la trasformazione del beneficio in forma di credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione. Altre innovazioni introdotte dalla legge n. 160 sono il super ammortamento e l’iper ammortamento.

Al fine di rafforzare l’agevolazione agli investimenti in beni strumentali la legge di Bilancio 2021 ha apportato novità all’impianto della legge n. 160. Le più importanti hanno riguardato: l’ampliamento dell’ambito oggettivo dell’agevolazione ai beni immateriali diversi dai beni 4.0; la maggiorazione della misura del credito d’imposta applicabile in funzione della tipologia degli investimenti e del periodo di effettuazione; l’aumento del limite massimo di investimenti ammissibili; le regole per la compensazione del credito d’imposta con la finalità di accelerarne la fruizione; la richiesta della perizia asseverata per i beni dell’allegato A e dell’allegato B.

Con il Dl Sostegni-bis il Legislatore è nuovamente intervenuto sullo strumento agevolativo con modifiche sull’utilizzo del credito d’imposta. Anche i soggetti con un volume di ricavi/compensi non inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare in compensazione, in un’unica quota annuale, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali non 4.0, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 23 luglio 2021, sentito il Ministero dello Sviluppo economico, fornisce, sotto forma di risposte a quesiti, indicazioni in merito alle modalità di applicazione del credito d’imposta disciplinato dalla legge di Bilancio 2021.

Soggetti interessati

I commi 1051 e 1061 della legge di Bilancio 2021 individuano l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta è attribuito ‘a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato’.

Dal punto di vista soggettivo, il credito d'imposta è riservato alle imprese residenti nel territorio dello Stato che, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, effettuano investimenti alle condizioni stabilite dai commi 1054, 1055, 1056, 1057 e 1058, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Sono ricompresi nel novero delle imprese beneficiarie gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le imprese agricole che determinano il reddito agrario, nonché le reti di impresa.

Le ‘reti-soggetto’, ai fini delle imposte sui redditi, figurano tra gli enti commerciali oppure tra quelli non commerciali a seconda che svolgano o meno attività commerciale in via principale o esclusiva. Con riferimento, invece, alla categoria della ‘rete-contratto’, l’adesione al contratto di rete non comporta l’attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso, per cui gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti alla rete.

Tra le imprese beneficiarie trovano posto le STP titolari di reddito d’impresa, con la conseguenza che, al pari di tali soggetti, possono avvalersi sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0, sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’.
Sempre in merito all’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione sono ammessi a beneficiare del credito d’imposta gli ‘esercenti arti e professioni’ che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Rientrano nella categoria dei soggetti esercenti arti e professioni anche le associazioni tra professionisti. Possono usufruire del beneficio anche i soggetti che intraprendono l’attività a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della disciplina in esame. Sempre in merito all’ambito soggettivo, qualora le imprese siano destinatarie di sanzioni interdittive, è prevista l’esclusione soggettiva dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, esclusione che deve riguardare il medesimo arco temporale interessato dall’applicazione della relativa sanzione interdittiva.
Pertanto, gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’arco temporale in questione saranno irrilevanti agli effetti della disciplina agevolativa e, di conseguenza, i relativi costi saranno esclusi dalla base di calcolo del credito d’imposta in questione.

Investimenti

La circolare evidenzia come la rilevanza delle operazioni di locazione finanziaria sia riconosciuta sulla base di un principio di ‘sostanziale’ equivalenza tra l’acquisto e l’acquisizione del bene stesso tramite contratto di leasing. Il mancato riferimento ai contratti di locazione finanziaria nella legge di Bilancio 2021 è da imputare ad un mero difetto di coordinamento formale e non alla volontà del legislatore di circoscrivere le modalità di effettuazione degli investimenti agevolabili alla sola acquisizione in proprietà dei beni.

Ambito temporale

In merito all’ambito temporale di applicazione si chiede di conoscere il corretto comportamento da adottare nel caso in cui l’effettuazione degli investimenti eleggibili ricada nell’arco temporale in cui il credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2021 coesiste con l’analogo credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2020.
La circolare precisa che il coordinamento delle due discipline agevolative, sul piano temporale, va effettuato distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (ovvero anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina) si sia proceduto alla ‘prenotazione’, dal caso degli investimenti per i quali a questa data non risultino verificate tali condizioni. Nel primo caso, gli investimenti, se completati entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella vecchia disciplina. Nel secondo caso, trova applicazione la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2021.
Tale interpretazione trova fondamento nella volontà del legislatore di anticipare gli effetti del nuovo regime agevolativo, senza attendere la naturale scadenza dell’ordinario termine del precedente regime.

Determinazione dell’agevolazione

È bene ricordare che le reti di imprese sono ricomprese nel novero dei soggetti beneficiari dell’agevolazione, distinguendo tra le ‘reti-contratto’ e le ‘reti-soggetto’. Qualora gli investimenti in beni strumentali nuovi siano effettuati da imprese che aderiscono a un ‘contratto di rete’, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, occorre distinguere se si tratta di ‘rete-contratto’ o di ‘rete-soggetto’. Nel primo caso gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti in capo alle imprese partecipanti. Nella rete-contratto la titolarità di beni, diritti, obblighi ed atti è riferibile, quota parte, alle singole imprese partecipanti.
Con riferimento agli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’ambito di una ‘rete-contratto’ sono le singole imprese retiste ad aver diritto al credito d’imposta sulla quota parte del costo di propria competenza. Il credito d'imposta verrà applicato in modo autonomo da ciascuna delle imprese aderenti alla rete:

  • in relazione alla quota di costi di competenza del periodo d’imposta alle stesse direttamente imputati, laddove gli investimenti, effettuati in esecuzione del programma comune di rete, siano stati posti in essere dal soggetto designato a svolgere l’ufficio di organo comune;
  • in relazione alla quota di costi a queste ‘ribaltati’, laddove gli investimenti siano stati posti in essere da un’impresa della rete o dall’impresa ‘capofila’.
Nel caso in cui, invece, la rete di imprese si configuri come ‘rete-soggetto’ gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti direttamente in capo alla ‘rete-soggetto’.
Qualora il programma di rete preveda l’esecuzione di investimenti in beni strumentali nuovi, l’effettuazione degli stessi è imputabile alla ‘rete-soggetto’, la quale, risultando essere un’ ‘impresa’ è il soggetto destinatario dell’agevolazione.
La ‘rete-soggetto’, quindi, applicherà in modo autonomo il meccanismo di calcolo del credito d’imposta avendo riguardo ai costi relativi agli investimenti ammissibili effettuati in esecuzione del programma comune di rete, di competenza del periodo d’imposta in cui intende avvalersi dell’agevolazione, ferma restando, in capo alla stessa, la sussistenza di tutte le condizioni poste dalla disciplina agevolativa, tra cui la verifica relativa al raggiungimento della soglia massima degli investimenti ammissibili.

In merito alla determinazione del costo del bene agevolabile, costituisce una componente del costo l’eventuale Iva, relativa alle singole operazioni di acquisto, totalmente indetraibile. Non rileva, invece, ai fini della determinazione del valore degli investimenti, l’Iva parzialmente indetraibile in misura corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione ed operazioni esenti. In quest’ultima ipotesi l’Iva parzialmente indetraibile per effetto del prorata, non può essere considerata come costo afferente le singole operazioni d’acquisto, ma è una massa globale che si qualifica come costo generale.
Quanto agli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, nel caso in cui per l’utilizzatore l’Iva sui canoni di locazione sia indetraibile, ai fini dell’agevolazione assume rilievo anche l’Iva pagata dal locatore sull’acquisto del bene.

Utilizzo

La legge di Bilancio 2021 stabilisce che per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata al rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. Si ricorda che alle imprese è riconosciuto un credito d’imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dalla norma in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili. In particolare, le imprese sono ammesse sia al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’, sia al credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’ si applica alle stesse condizioni e negli stessi limiti anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni.

Il contribuente è legittimato alla fruizione del credito d’imposta qualora, alla data di utilizzo in compensazione, abbia correttamente adempiuto agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.
La disponibilità del DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito d’imposta costituisce prova del corretto adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali. Diversamente il DURC irregolare preclude la fruizione del credito d’imposta spettante.

Ai fini della fruizione il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzato a scomputo dei versamenti dovuti da effettuarsi esclusivamente mediante il modello di pagamento F24 a decorrere dall’anno di entrata in funzione, ovvero di avvenuta interconnessione, dei beni oggetto di investimento. La ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta - nella misura di un terzo dell’importo maturato - e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione.
Pertanto, nel caso in cui la quota annuale non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno.

Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi/compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Inoltre, per gli investimenti in beni strumentali materiali diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016 n. 232, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi non inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Dal combinato disposto di queste norme si evince che è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale:

  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali ‘non 4.0’ effettuati ai sensi del comma 1054 della legge di Bilancio 2021 a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, indipendentemente dal volume dei ricavi o dei compensi dei soggetti beneficiari;
  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali immateriali ‘non 4.0’ effettuati nel medesimo periodo dai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.
L’utilizzabilità in un’unica quota del credito d’imposta costituisce una facoltà che se non viene sfruttata, consentirà al beneficiario di continuare a fruire del credito in tre quote annuali di pari importo.
Nel caso in cui il contribuente scelga di fruire del credito d’imposta in un’unica quota, il credito non utilizzato potrà essere portato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi.

In merito all’utilizzo del credito d’imposta da parte di un soggetto diverso da quello che lo ha maturato si chiede se tale credito d’imposta possa essere trasferito in caso di conferimento d’azienda o di ramo di azienda. L’Agenzia delle Entrate ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi, che maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.
Il trasferimento della titolarità è infatti ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati; ad esempio, nei casi di fusione, successione per decesso dell’imprenditore individuale, scissione. Ugualmente i crediti di tal natura possono essere trasferiti nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato. In presenza di operazioni straordinarie, caratterizzate dalla veicolazione dell’azienda o di un ramo d’azienda nel cui ambito è rinvenibile il bene agevolato da cui origina il credito d’imposta, l’avente causa continuerà a fruire del credito d’imposta maturato in capo al dante causa, indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento di proprietà del complesso aziendale.

Cumulo con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. In sostanza, l’agevolazione è cumulabile con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto.
Eventuali ulteriori limitazioni alla fruizione del credito d’imposta possono derivare dalla circostanza che siano le discipline di tali altre misure di favore a prevedere un divieto di cumulo con altre disposizioni agevolative.
Al fine di appurare la cumulabilità, occorre calcolare il credito d’imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti. Il risultato di tale somma non deve superare il ‘costo sostenuto’ ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo d’imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito d’imposta.

Rideterminazione dell’agevolazione

Investimento effettuato mediante contratto di locazione finanziaria. La legge di Bilancio 2021 prevede che il credito d’imposta debba essere corrispondentemente ridotto nell’ipotesi in cui ‘i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto’ entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione.
Nel caso di investimenti effettuati mediante contratto di locazione finanziaria, il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il ‘periodo di sorveglianza’ costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo. Considerato che per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria ai fini della determinazione del credito d’imposta si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni, si ritiene che sia tale valore a dover essere escluso dall’originaria base di calcolo ai fini della rideterminazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel ‘periodo di sorveglianza’ il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back.

Il furto del bene agevolato non costituisce causa di rideterminazione dell’agevolazione, dovendosi dare rilevanza, a tal fine, alla volontarietà della scelta del beneficiario. Nel caso di furto del bene oggetto di investimento, comprovato dalla denuncia alle autorità competenti, la fuoriuscita del bene dal regime di impresa o dall’esercizio dell’attività di arti e professioni, proprio perché indipendente dalla volontà del beneficiario, non comporta la rideterminazione dell’agevolazione.

Documentazione

Indicazione della norma agevolativa. Per gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%, le relative fatture e gli altri documenti di acquisto devono contenere il riferimento alle disposizioni della legge di Bilancio 2020.
Per gli investimenti intrapresi a decorrere dal 16 novembre 2020 - per i quali alla data del 15 novembre non ci sia stato l’ordinativo e/o il versamento dell’acconto del 20% - le fatture e gli altri documenti di acquisto dei beni ammissibili devono riportare il riferimento alla disciplina agevolativa della legge di Bilancio 2021.
Nel caso di documenti già emessi, non può escludersi che non sia stato indicato il corretto riferimento normativo. In tal caso, i soggetti interessati possono integrare i documenti sprovvisti della corretta indicazione delle disposizioni agevolative di riferimento, prima che inizino le attività di controllo del fisco.


(Vedi circolare n. 9 del 2021)

Trattamento Iva - Cessione di integratori alimentari in forma liquida
Venerdì, 27 Agosto , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 50/E del 29 luglio 2021 alla questione dell’applicazione dell’Iva agevolata del 10% alla cessione di integratori alimentari commercializzati sotto varie forme, inclusa la forma di sciroppo.

L’Amministrazione finanziaria precisa che la cessione degli integratori alimentari è soggetta all’aliquota Iva ridotta solo nel caso in cui i loro componenti siano riconducibili ai prodotti elencati nella Tabella A, Parti II, II-bis o III, allegata al Dpr n. 633/1972, cui consegue l’applicazione dell’aliquota Iva rispettivamente del 4, del 5 o del 10%.

Gli integratori alimentari sono stati ricondotti al punto n. 80, parte III della Tabella A.

I chiarimenti hanno riguardato, in particolare, le ‘preparazioni alimentari’ che si presentano sotto forma di ‘sostanza liquida’, ‘soluzione’ e/o ‘fluido’ la cui cessione deve ritenersi esclusa dall’Iva al 10% in quanto riconducibile alla categoria degli ‘sciroppi di qualsiasi natura’.

Gli integratori alimentari che, sulla base dell’analisi della loro composizione ed in considerazione delle specifiche proprietà finalizzate a mantenere l’organismo in buona salute, sono classificati nelle voci doganali residuali 2106 9092 o 2106 9098, seppur commercializzati in forma liquida, non hanno le caratteristiche degli sciroppi di zucchero di qualsiasi natura e, pertanto, rientrano nelle previsioni dell’aliquota Iva agevolata al 10%.


(Vedi risoluzione n. 50 del 2021)

Ambito applicativo articolo 6, comma 6, decreto legislativo n. 471/1997
Venerdì, 27 Agosto , 2021

Con la risoluzione n. 51/E del 3 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo dell’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997 in base al quale ‘Chi computa illegittimamente in detrazione l’imposta assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa, è punito con la sanzione amministrativa pari al 90% dell’ammontare della detrazione compiuta. In caso di applicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai sensi degli articoli 19 e seguenti del Dpr n. 633/1972, l’anzidetto cessionario o committente è punito con la sanzione amministrativa compresa fra 250 euro e 10.000 euro. La restituzione dell’imposta è esclusa qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale’.

Sul punto, con la sentenza n. 24289/2020, si è espressa la Corte di cassazione chiarendo che il cessionario/committente non ha diritto alla detrazione dell’Iva erroneamente corrisposta in riferimento ad un’operazione non imponibile; il diritto alla detrazione spetta solo se l’errore commesso dal cedente/prestatore riguarda l’applicazione di un’aliquota maggiore rispetto a quella dovuta.

Tenuto conto dell’orientamento dei giudici del Palazzaccio, nella disposizione di cui all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997, come riformulato dalla legge di Bilancio 2018, si distinguono due tipologie di condotte illecite, in relazione a ciascuna delle quali sono previste due diverse sanzioni:

  • una sanzione fissa (compresa fra 250 euro e 10.000 euro) per il cessionario/committente in caso di applicazione dell’Iva in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente/prestatore, fermo restando il diritto del medesimo cessionario/committente alla detrazione;
  • una sanzione pari al 90% dell’ammontare della detrazione illegittimamente compiuta dal cessionario/committente negli altri casi in cui l’imposta è stata assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa.
Qualora il cessionario/committente abbia pagato al cedente/prestatore - e, di conseguenza, abbia detratto - l’Iva addebitatagli per errore in fattura, pur trattandosi di operazioni esenti o non imponibili, deve essere, dunque, irrogata la sanzione proporzionale di cui alla lett. b), previo recupero dell’Iva indebitamente detratta.


(Vedi risoluzione n. 51 del 2021)

Regime Iva dei servizi di formazione professionale erogati da società accreditate presso fondo soggetto a vigilanza ministeriale
Venerdì, 27 Agosto , 2021

Ai corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati dal Fondo X con risorse aventi natura pubblica deve applicarsi l’esenzione da Iva.

È quanto emerge dalla risoluzione n. 52/E del 3 agosto 2021 dell’Agenzia delle Entrate.

I finanziamenti sono disciplinati dall’articolo 10, prima comma, n. 20) del decreto Iva riservati alle prestazioni dirette all’educazione dell’infanzia e della gioventù e didattiche di ogni genere, e anche alla formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale. Beneficiarie delle agevolazioni sono le scuole e gli istituti riconosciuti dalle Pa.

Il Fondo che opera sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro è alimentato con il contributo del 4% delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori in somministrazione e la sua attività è finalizzata alla promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazione professionali.

La circostanza che il Fondo in oggetto abbia natura privatistica non è inconciliabile con la devoluzione ad esso di compiti e con lo svolgimento di attività di pubblico interesse, aventi rilevanza pubblicistica. Sul punto l’Anac, con la nota del 15 gennaio 2016, ha precisato che la veste giuridica privatistica dei fondi non è di per sé sufficiente ad escludere la possibilità di qualificare giuridicamente i fondi come organismi di diritto pubblico tenuti al rispetto delle procedure di aggiudicazione imposte dal diritto comunitario e nazionale in materia di appalti pubblici, in presenza di una disciplina normativa che presenta notevoli elementi di pubblicizzazione quali: l’autorizzazione ministeriale per l’esercizio dell’attività svolta dai fondi; la vigilanza ministeriale sulla gestione dei fondi medesimi.

Pertanto, l’Anac ha qualificato i fondi quali organismi di diritto pubblico i quali sono tenuti ad applicare le procedure di aggiudicazione previste dal codice dei contratti pubblici. L’Amministrazione finanziaria ritiene quindi che ai servizi di formazione professionale finanziati dal Fondo X con risorse pubbliche, sottoposto alla vigilanza dell’Anpal, svolti dagli organismi privati accreditati e riconosciuti dai soggetti pubblici, sia applicabile l’esenzione Iva prevista dall’articolo 10, primo comma, n. 20) del Dpr n. 633/1972.


(Vedi risoluzione n. 52 del 2021)

Proroga dei versamenti
Venerdì, 27 Agosto , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E del 5 agosto 2021, fornisce chiarimenti in merito ai soggetti interessati dalla proroga dei versamenti e illustra il calendario fiscale nei casi dei pagamenti rateali.

Il decreto legge Sostegni-bis all’articolo 9-ter ha disposto al primo comma che per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Mef, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di Irap e da quelle dell’Iva che scadono dal 30 giugno al 31 agosto 2021, sono prorogati al 15 settembre 2021 senza alcuna maggiorazione. Il comma successivo ha inoltre previsto che le disposizioni del comma 1 si applicano anche ai soggetti che presentano cause di esclusione dall’applicazione degli ISA, compresi quelli che adottano il regime fiscale di vantaggio, a quelli che applicano il regime forfettario, nonché ai soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir.

La proroga al 15 settembre 2021 dei termini di versamento interessa tutti i contribuenti che:

  • esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, tali attività prescindendo dal fatto che gli stessi applichino o meno gli ISA;
  • dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun ISA, dal relativo decreto ministeriale di approvazione;
La nuova norma ricomprende anche coloro che, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2020:
  • applicano il regime forfetario agevolato;
  • applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir, aventi i requisiti indicati al comma 1 dell’articolo 9-ter;
  • determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  • ricadono nelle altre cause di esclusione dagli ISA.

Per effetto della proroga, dunque, i versamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 30 giugno e il 31 agosto 2021, possono essere eseguiti entro il 15 settembre 2021, senza alcuna maggiorazione. Le somme dovute a titolo di saldo e di primo acconto delle imposte sui redditi, compreso il versamento annuale dell’Iva e dell’Irap possono essere versate anche in rate mensili di pari importo, di cui la prima in scadenza entro il 15 settembre 2021. La scelta della rateazione deve concludersi entro il mese di novembre e sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre.

Riepilogando i termini di versamento sono:

  • entro il 15 settembre 2021, nel caso di versamento in unica soluzione, per tutti i soggetti che hanno beneficiato della proroga - titolari o non titolari di partita Iva;
  • nel caso di versamento rateizzato:
    • entro il 15 settembre 2021 la prima rata, senza interessi;
    • entro il 16 settembre 2021 la seconda rata, con interessi;
    • entro il 18 ottobre 2021 la terza rata, con interessi;
    • entro il 16 novembre 2021 la quarta rata, con interessi;
Per i non titolari di partita Iva che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir con scadenza:
  • entro il 15 settembre 2021, la prima rata, senza interessi;
  • entro il 30 settembre 2021, la seconda rata, con interessi;
  • entro il 2 novembre 2021, la terza rata, con interessi;
  • entro il 30 novembre 2021, la quarta rata, con interessi.

Chi ha già iniziato il pagamento in forma rateale potrà proseguire i versamenti secondo le scadenze previste dal piano di rateazione originario. Sulle rate aventi scadenza successiva al 15 settembre 2021 sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre 2021. Gli interessi di rateazione eventualmente già versati, non più dovuti per effetto della proroga, possono essere scomputati da quelli dovuti sulle rate successive, specificando, nella delega di pagamento, il numero di rata versata.
Se, invece, entro il termine del 15 settembre 2021, si effettuino più versamenti con scadenze e importi a libera scelta è possibile versare la differenza dovuta a saldo:

  • in un’unica soluzione, al più tardi entro il 15 settembre 2021, senza interessi;
  • in un massimo di 4 rate, di cui la prima da effettuare entro il 15 settembre 2021, con applicazione degli interessi a partire dalla rata successiva alla prima.


(Vedi risoluzione n. 53 del 2021)

Trattamento fiscale degli assegni straordinari del Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo - Decreto Sostegni-bis
Venerdì, 27 Agosto , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 10/E del 5 agosto 2021, ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione delle somme corrisposte in forma rateale dal Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo, costituito presso l’Inps dopo le novità del decreto legge Sostegni-bis.

Modalità di tassazione degli assegni straordinari del Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo

Il Fondo di solidarietà del personale del settore credito ordinario e cooperativo, costituito presso l’Inps, è volto ad assicurare, ai lavoratori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale, una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per le cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria. La disciplina del predetto Fondo è stata adeguata alla normativa contenuta nell’art. 3 della legge n. 92/2012.

Scopo del Fondo è assicurare ai lavoratori una tutela in caso di cessazione del rapporto di lavoro, integrativa rispetto all’assicurazione sociale per l’impiego. Il Fondo eroga assegni straordinari di sostegno al reddito, in forma rateale, riconosciuti ai lavoratori ammessi a fruirne nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo. I predetti assegni straordinari, quali incentivi all’esodo, sono corrisposti al fine di sostenere il reddito del dipendente che ha cessato in via anticipata il rapporto di lavoro e spettano fino alla maturazione del diritto alla pensione.

Le prestazioni straordinarie in commento non possono essere cumulate con altri redditi di lavoro dipendente o autonomo, derivanti da attività lavorativa prestata a favore di altri soggetti, pertanto, nell’ipotesi di acquisizione di tali redditi da parte del lavoratore nel periodo di fruizione degli assegni in esame ne viene revocata la corresponsione.

Dal punto di vista fiscale gli assegni straordinari de quibus sono imponibili per il loro ammontare complessivo, al netto dei contributi obbligatori dovuti per legge, con l’aliquota del TFR.
Sotto il profilo operativo, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta l’Agenzia delle Entrate su tali emolumenti è tenuta a riliquidare l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti.

Tuttavia sui criteri di tassazione a titolo definitivo delle prestazioni erogate in forma rateale dai Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste italiane Spa è intervenuto l’articolo 47-bis, comma 2, del decreto Sostegni-bis che ha chiarito che il rinvio all’articolo 17 (ora 19) del Tuir deve intendersi limitato alla sola modalità di calcolo dell’aliquota applicabile ai fini della tassazione separata delle predette erogazioni, escludendo però che tale tassazione sia oggetto di riliquidazione da parte degli uffici finanziari.

Adempimenti dell’Agenzia delle Entrate

Il decreto Sostegni-bis ha chiarito che l’imposta relativa alle prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà non è soggetta a riliquidazione. L’Agenzia delle Entrate si adeguerà alla nuova normativa annullando tutte le comunicazioni con le quali chiedeva il pagamento delle somme relative alle prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà, anche in assenza di istanza da parte dei contribuenti interessati.

Solo nei casi in cui risultino dovute ulteriori somme relative ad altre prestazioni erogate nel 2016, diverse da quelle oggetto di annullamento, gli uffici invieranno ai contribuenti interessati una nuova comunicazione con gli importi residui da corrispondere. I versamenti già eseguiti dai contribuenti successivamente al ricevimento delle comunicazioni, rivelatisi non dovuti, saranno oggetto di rielaborazione e di rimborso.


(Vedi circolare n. 10 del 2021)

Modalità di restituzione delle somme assoggettate a tassazione in anni precedenti. Art. 150 decreto Rilancio e art. 10, commi 1, lettera d-bis), e 2-bis del Tuir
Venerdì, 20 Agosto , 2021
Premessa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8/E del 14 luglio 2021, fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo di recenti misure in tema di modalità di restituzione al sostituto di somme indebitamente percepite, assoggettate a tassazione in anni precedenti. Sul punto il decreto legge Rilancio ha introdotto nel Tuir la c.d. modalità di restituzione ‘al netto’ in aggiunta a quella ‘al lordo’ della ritenuta. La restituzione delle somme assoggettate a tassazione in anni precedenti deve riguardare gli importi effettivamente percepiti dal contribuente.

Somme restituite al soggetto erogatore ‘al lordo’ delle ritenute subìte al momento della percezione

L’Agenzia delle Entrate richiama l’articolo 10, comma 1, lettera d-bis), Tuir secondo il quale sono deducibili dal reddito complessivo le somme restituite al soggetto erogatore se tassate in anni precedenti, nel presupposto che la restituzione sia al lordo delle ritenute fiscali. La disposizione non riguarda soltanto i redditi di lavoro dipendente, ma tutti i redditi assoggettati a tassazione con il criterio di cassa e, quindi, anche i compensi di lavoro autonomo professionale o altri redditi di lavoro autonomo come i diritti d’autore nonché i redditi diversi (quali lavoro autonomo occasionale o altro). Dal punto di vista oggettivo la disposizione si applica alle somme oggetto di restituzione, sia assoggettate a ritenuta a titolo d'imposta o a titolo di acconto, sia a quelle assoggettate ad Irpef in sede di dichiarazione dei redditi. Tali somme, pertanto, costituiscono un onere deducibile indipendentemente dalla modalità di tassazione subìta.
Per consentire il recupero delle imposte versate al momento della percezione delle somme, la legge di Stabilità 2014 ha modificato, dal 1°gennaio 2013, la lettera d-bis del comma 1 dell’articolo 10 del Tuir, confermando la deducibilità delle somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti. Tale disposizione ha previsto che ’L’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione può essere portato in deduzione dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, il contribuente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’Economia’, emanato il 5 aprile 2016.

Restituzione al soggetto erogatore ‘al netto’ della ritenuta subìta al momento della percezione

Il nuovo comma 2-bis, introdotto nell’articolo 10 del Tuir prevede che ’Le somme di cui alla lettera d-bis) del comma 1, se assoggettate a ritenuta, sono restituite al netto della ritenuta subìta e non costituiscono oneri deducibili’. Con questa norma il Legislatore ha disciplinato una modalità di restituzione delle somme già assoggettate a tassazione, che si aggiunge a quella già prevista (al ‘lordo’ della ritenuta) dalla citata lettera d-bis), disponendo la restituzione al ‘netto’ della ritenuta.
La normativa attuale, dunque, prevede due distinte modalità di restituzione delle somme, in quanto:

  • il decreto Rilancio ha lasciato immutata la lettera d-bis) che è tutt’ora vigente e disciplina la restituzione ‘anche’ di somme assoggettate a ritenuta;
  • nel primo comma dell’articolo 150 si dispone che le somme restituite al netto delle ritenute subìte ‘non costituiscono oneri deducibili’.
L’Agenzia ritiene che la restituzione al ‘netto’ della ritenuta, possa avvenire nell’ipotesi in cui le somme da restituire siano state assoggettate a qualsiasi titolo, a ritenuta alla fonte, nonostante la rubrica dell’articolo 150 fa riferimento esclusivamente alle ‘ritenute alla fonte a titolo di acconto’ .
Di conseguenza la disposizione in esame può trovare applicazione, ad esempio, anche in caso di restituzione di somme assoggettate ad imposta sostitutiva.

Determinazione dell’importo netto delle somme da restituire al soggetto erogatore e assoggettate a tassazione in anni precedenti

Per determinare l’importo netto da restituire, con particolare riferimento al caso in cui l’indebito sia relativo ad una parte della somma complessivamente erogata in anni precedenti, il sostituto sarà tenuto a sottrarre dall’importo lordo che il contribuente è tenuto a corrispondere, la quota parte delle ritenute operate ai fini Irpef, proporzionalmente riferibili all’indebito.
Le somme da restituire vanno calcolate al netto della ritenuta Irpef subìta, nonché delle ritenute applicate a titolo di addizionali all’Irpef.

Calcolo del credito d’imposta riconosciuto al soggetto erogatore/sostituto d’imposta

L’articolo 150 ha inoltre disciplinato le modalità con le quali il sostituto d’imposta recupera le ritenute Irpef versate all’Erario all’atto della corresponsione delle somme, riconoscendogli un credito d’imposta pari al 30% delle somme restituite al ‘netto’ delle ritenute. Il credito d’imposta non dovrà essere ricalcolato (in aumento o in diminuzione) dal sostituto d’imposta in base all’importo delle ritenute versate al momento dell’erogazione delle somme, successivamente restituite. La misura del credito è calcolata sull’importo netto restituito.

Momento di utilizzo del credito d’imposta

Il diritto del sostituto a fruire del credito d’imposta sorge nel momento in cui non può più essere eccepita la legittimità della pretesa alla restituzione.
Più precisamente, le Entrate ritengono che la ‘definitività’ della pretesa alla restituzione delle somme consenta al sostituto di fruire dell’intero ammontare del credito d’imposta, a prescindere dall’importo effettivamente corrisposto dal sostituito. Sono pertanto irrilevanti ai fini dell’utilizzo del credito d’imposta le vicende e le modalità relative alla concreta restituzione dell’indebito.
Tuttavia, se in attesa della definitività della pretesa, il sostituito corrisponde al netto le somme precedentemente percepite, il sostituto potrà comunque avvalersi del credito d’imposta nel periodo d’imposta in cui è avvenuta la restituzione.
Della restituzione delle somme, nonché dell’emersione del credito d’imposta, si dovrà dare evidenza nella Certificazione Unica (CU) e nel modello di dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari (mod. 770).
Il sostituto d’imposta evidenzierà nel modello 770 - Quadro SX - Rigo SX1 - Colonna 5 - l’intera somma del credito spettante, compilando il punto 475 della CU per i redditi di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale e il punto 22 per i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Diritto al credito d’imposta

In relazione ai soggetti che fruiscono del credito d’imposta pari al 30% delle somme ricevute, la circolare evidenzia che tale istituto è volto al recupero, da parte del sostituto d’imposta, delle ritenute operate e versate all’Erario per conto del percettore delle somme e non ha ragione di essere utilizzato dalle amministrazioni dello Stato. Pertanto, potrà essere fruito dagli organismi indicati nel comma 3 dell’articolo 29 del Dpr 600/1973, quali ‘le amministrazioni della Camera dei deputati, del Senato e della Corte costituzionale, nonché della Presidenza della Repubblica e degli organi legislativi delle regioni a statuto speciale’, nonché dai soggetti indicati nell’articolo 23 del decreto, compresi gli enti pubblici.

Decorrenza

Per espressa previsione normativa, la restituzione delle somme al soggetto erogatore al netto delle ritenute Irpef opera per quelle restituite dal 1°gennaio 2020, fatti salvi ‘i rapporti già definiti alla data di entrata in vigore del presente decreto’ , ovvero già definiti alla data dal 19 maggio 2020.
In sostanza, la nuova disposizione non si applica se al 19 maggio 2020:

  • il contribuente ha già restituito l’indebito al ‘lordo’;
  • per effetto di pronunce giurisdizionali passate in giudicato, sia stabilita la restituzione al ‘lordo’, salvo diverso successivo accordo tra le parti;
  • sia in corso un piano di restituzione rateizzato, calcolato al ‘lordo’, delle ritenute operate all’atto dell’erogazione, salvo diverso successivo accordo tra le parti.
In caso di restituzione al ‘lordo’ resta fermo il diritto alla deduzione, ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera d-bis, del Tuir.


(Vedi circolare n. 8 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto del decreto legge Sostegni-bis e per la restituzione spontanea del contributo non spettante
Venerdì, 20 Agosto , 2021
Per tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita Iva, residenti in Italia, il decreto legge Sostegni-bis ha previsto un contributo a fondo perduto, da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite mod. F24. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 48/E del 19 luglio 2021, ha istituito il codice tributo ‘6946’ per consentire l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto. Il nuovo codice tributo è denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1, c. 5, DL n. 73/2021’. Per consentire la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante l’Amministrazione finanziaria ha istituito tre nuovi codici tributo da utilizzare tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (c.d. F24 ELIDE). Questi sono: ‘8131’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - CAPITALE - art. 1, c.5, DL 73/2021’; ‘8132’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - INTERESSI - art. 1, c.5, DL 73/2021’; ‘8133’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis stagionale - Restituzione spontanea - SANZIONE - art. 1, c. 5, DL 73/2021’.
(Vedi risoluzione n. 48 del 2021)

Regime di Adempimento collaborativo - gestione delle interlocuzioni costanti e preventive
Venerdì, 20 Agosto , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 49/E del 22 luglio 2021, ha inteso fornire chiarimenti in merito al regime di adempimento collaborativo e, anche al fine di aumentare il livello della compliance sottesa all’istituto, alle modalità di formalizzazione delle posizioni assunte nel corso della procedura, alla disciplina delle c.d. ‘posizioni rinviate’ di cui al punto 6.1 lettera c) del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 26 maggio 2017.

Obiettivo del regime è quello di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente per aumentare il livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale obiettivo viene perseguito mediante l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, inclusa l’anticipazione del controllo finalizzata ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali.

I contribuenti sono incentivati a fornire informazioni spontanee, complete e tempestive e ad assumere comportamenti improntati alla trasparenza e collaborazione, a fronte dell’impegno dell’Amministrazione finanziaria di rendere l’adempimento fiscale più semplice e di supportare le imprese nel raggiungimento di un maggior grado di certezza. Ai funzionari degli Uffici il compito di concordare con il contribuente i dettagli operativi delle relative istruttorie ossia degli accessi concordati, della produzione documentale e delle richieste. Le modalità di detta interlocuzione si esplicano attraverso diversi canali. La risoluzione esamina, in particolare, lo strumento delle comunicazioni di rischio.

Segnalazioni di rischio e formalizzazione del relativo parere

In merito alle segnalazioni di rischio e formalizzazione del relativo parere i punti 4.6 e 4.7 del Provvedimento prevedono rispettivamente che:
‘4.6 Nel corso della procedura il contribuente, attenendosi ai doveri di comunicazione disciplinati al precedente punto 3.2, comunica all’ufficio, a mezzo di Pec, le situazioni suscettibili di generare rischi fiscali significativi e le operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva’;
‘4.7 è fatta salva la possibilità per il contribuente di comunicare ulteriori situazioni che egli ritenga incerte, controverse o comunque fonte di rischio fiscale potenzialmente significativo anche se non rientranti tra le fattispecie di cui al punto 4.4’.

Il successivo punto 5.1 prevede che: ‘Fatta salva la facoltà del contribuente di presentare istanza di interpello abbreviato ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto, per ottenere una risposta in merito all’applicazione delle disposizioni tributarie a fattispecie concrete in relazione alle quali ravvisa rischi fiscali, la posizione dell’Ufficio sui rischi fiscali comunicati ai sensi dei punti 4.6 e 4.7 è formalizzata, nel corso della procedura, mediante pareri motivati o altri strumenti idonei a garantire certezza preventiva sulle fattispecie esaminate’.

Ai contribuenti che aderiscono al regime viene concessa la possibilità di avviare interlocuzioni con l’Ufficio, anche attraverso strumenti alternativi alla presentazione dell’interpello abbreviato. Si tratta di una modalità di interazione più snella e informale che trova la sua base normativa non tanto nell’articolo 6, comma 2, quanto nei concetti di ‘comune valutazione’ e ‘anticipazione del controllo’ che pone a carico dei contribuenti precisi doveri di ‘comunicazione tempestiva ed esauriente all’Agenzia delle Entrate dei rischi di natura fiscale e, in particolare, delle operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva’.
Scopo di tale modalità di interlocuzione è quello di supportare il contribuente nella risoluzione delle problematiche tributarie di carattere più prettamente operativo, modulando le indicazioni in relazione alla complessità della situazione di fatto rappresentata e agevolando, in tal modo, l’adempimento tempestivo e corretto degli obblighi tributari.

Tecnicamente tali comunicazioni non sono più soggette alla ‘più rigida’ disciplina dell’interpello abbreviato. Ciò significa che possono:

  • anche non essere ‘preventive’
  • vertere sull’analisi di elementi meramente fattuali di cui è essenziale verificare la veridicità e completezza, ordinariamente esclusi dall’area degli interpelli qualificatori quali, ad esempio, i profili attinenti all’applicazione della normativa sui prezzi di trasferimento
  • riguardare fattispecie non connotate da ‘obiettive condizioni di incertezza’
  • non sono soggette ai termini perentori di risposta previsti per le istanze di interpello, pena la formazione del silenzio assenso
  • non sono soggette agli obblighi di pubblicazione previsti dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 7 agosto 2018 salvo che le esigenze di trasparenza non rendano opportuna la pubblicazione del relativo principio di diritto

Le risposte rese dall’Ufficio a fronte delle comunicazioni vincolano l’Amministrazione finanziaria e restano valide finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali sono state rese e generano affidamento per il contribuente. Inoltre, ricorrendo il presupposto della ‘preventività’ i rischi oggetto delle suddette comunicazioni si considerano ‘comunicati’ per le finalità di cui alla medesima disposizione. È bene inoltre ricordare che pur non essendo richiesto che la comunicazione contenga gli elementi indicati per l’interpello abbreviato, affinché si producano gli effetti sopra indicati, è necessario che le richieste di interlocuzione contengano tutti gli elementi informativi idonei a consentire all’Ufficio una ‘esauriente’ disamina della fattispecie, restando, pertanto, impregiudicata la facoltà dello stesso di chiedere, nei fatti, l’integrazione delle segnalazioni che risultino prive degli elementi necessari nonché di chiedere altre notizie o informazioni che dovessero rivelarsi utili.

Le richieste d’interlocuzione, in particolare, devono essere presentate dal soggetto legittimato e devono contenere una descrizione chiara ed esaustiva della questione prospettata e delle motivazioni per cui si ravvisa l’esistenza di un rischio fiscale in capo all’istante, ivi inclusa, la soluzione interpretativa ritenuta corretta. È sempre onere del contribuente documentare e argomentare la legittimazione attiva a porre lo specifico quesito, risultando, di converso, irricevibili eventuali comunicazioni generiche e prive di elementi che consentano di ricondurre la fattispecie comunicata alla posizione fiscale dell’istante. Riguardo alle modalità di presentazione delle istanze valgono le indicazioni contenute nel Provvedimento del 26 maggio 2015.
Al contribuente è consentito, inoltre, di effettuare comunicazioni c.d. ‘non qualificate’ vale a dire comunicazioni di fatti, atti o eventi aziendali non suscettibili di generare uno specifico rischio fiscale. La comunicazione ‘non qualificata’ non innesca una ‘interlocuzione preventiva’ ma può costituire il presupposto per l’avvio di eventuali, successivi, approfondimenti istruttori d’iniziativa e non dà diritto alla riduzione delle sanzioni.

Adempimenti di chiusura del periodo d’imposta di cui al punto 6 del Provvedimento - disciplina delle c.d. ‘posizioni rinviate’

La complessità delle tematiche trattate, a volte, costringe a rinviare al periodo d’imposta successivo la conclusione dell’accordo. In tali casi trova applicazione la disciplina delle ‘posizioni rinviate’ per la quale sono escluse le sanzioni. Ciò che determina il rinvio di una posizione è la circostanza che l’Ufficio si attivi con specifici atti istruttori, quali l’invito al contraddittorio o la comunicazione formale di avvio di un approfondimento istruttorio di iniziativa. Il beneficio dell’esclusione delle sanzioni non può essere invocato laddove l’Ufficio abbia intrapreso approfondimenti istruttori di iniziativa mediante l’implementazione di controlli sulle dichiarazioni presentate dai contribuenti.
Nelle ipotesi in cui si versi nella situazione di ‘posizione sospesa’ in attesa della risposta dell’Ufficio, l’Agenzia invita i contribuenti ad adottare un comportamento coerente con il ‘risk appetite’ dichiarato nel documento di Strategia fiscale, assumendo, in dichiarazione, la posizione fiscale più prudenziale.

Riduzione sanzionatoria ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015 n. 128

Chi accede al regime di Adempimento collaborativo può usufruire di alcuni effetti premiali tra cui la riduzione alla metà delle sanzioni amministrative per i rischi di natura fiscale comunicati in modo tempestivo ed esauriente all’Agenzia delle Entrate, prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali. Per fruire dello sconto è necessario che le comunicazioni siano:

  • tempestive
  • esaurienti

La comunicazione ‘tempestiva ed esauriente’ dei singoli rischi fiscali, attuata attraverso la presentazione di un’istanza di interpello abbreviato o di una comunicazione ai sensi dei punti 4.6 e 4.7 del Provvedimento, non esaurisce, lo spettro delle ipotesi in cui l’ordinamento riconosce al contribuente aderente al regime il beneficio della riduzione sanzionatoria. Il Provvedimento ha infatti introdotto ulteriori forme di interlocuzione ‘preventiva’ con l’Agenzia delle Entrate. I rischi fiscali ‘non significativi’, infatti, si considerano comunque comunicati se ricompresi nella ‘Mappa dei rischi’ la quale soddisfa il requisito della ‘preventiva comunicazione’ previsto dal Provvedimento stesso.
Nel caso in cui il contribuente si attivi per la regolarizzazione di violazioni derivanti da errori operativi commessi in fase di effettuazione degli adempimenti fiscali correlati a rischi fiscali intercettati dal sistema di controlli e regolarmente riportati nella Mappa dei rischi, le riduzioni del Dlgs n. 472/1997 possono essere applicate su un importo corrispondente al minimo edittale della sanzione applicabile alla singola violazione commessa, ridotta alla metà dal decreto.

Il documento di prassi amministrativa precisa, inoltre, che la riduzione spetta solo per quelle violazioni relative ai periodi d'imposta inclusi nel regime di adempimento collaborativo, ossia ‘sul periodo di imposta nel corso del quale la richiesta di adesione è trasmessa all’Agenzia delle Entrate’ e quelli successivi e non anche per le violazioni compiute al di fuori di tale regime.
Infine, laddove le violazioni derivanti dagli errori operativi che il contribuente intende sanare siano comunicate all’Ufficio prima del ravvedimento operoso, quest’ultimo avrà facoltà di accertare, in sede di controllo sostanziale, la presenza dei presupposti per l’applicazione degli istituti che consentono di graduare il carico sanzionatorio in funzione dell’effettiva gravità della condotta. In tali casi la ‘sanzione base’ cui applicare le riduzioni sarà costituita dalla sanzione minima prevista per le singole violazioni commesse, ridotta della metà ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto e ulteriormente ridotta per effetto dell’applicazione degli istituti sopra menzionati.


(Vedi risoluzione n. 49 del 2021)

Chiarimenti sulla disciplina agevolativa in materia di conversione in crediti d’imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE
Sabato, 17 Luglio , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 44/E del 28 giugno 2021 alla nuova disciplina agevolativa riguardante la trasformazione in crediti d’imposta delle ‘attività per imposte anticipate’ (DTA) - relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE - a seguito della cessione di crediti pecuniari verso debitori inadempienti. Il decreto legge Sostegni-bis ha disposto che, qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2021, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori considerati inadempienti può trasformare in credito d’imposta le DTA - anche se non iscritte in bilancio - riferite ai seguenti componenti: (i)perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’articolo 74 del Tuir, alla data della cessione;
(ii)importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214 (le c.d. eccedenze ACE), non ancora dedotto né fruito tramite credito d’imposta alla data della cessione.

Ai fini della trasformazione la norma la consente nei limiti del 20% del valore nominale dei crediti ceduti con un limite massimo di 2 miliardi di euro, per ciascuno degli anni 2020 e 2021, determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate (rispettivamente, entro il 31 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021) dalle società tra loro legate da rapporti di controllo, ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile, e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
I crediti d’imposta derivanti dalla trasformazione, che avviene alla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti, possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in uno dei seguenti modi:

  • in compensazione ai sensi dell’art. 17 Dlgs 9 luglio 1997 n. 241;
  • mediante cessione, ai sensi dell’art. 43-bis o dall’art. 43-ter del Dpr 602/1973;
  • mediante richiesta di rimborso.
Inoltre, è previsto che i crediti d’imposta, da indicare nella dichiarazione dei redditi, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa, né della base imponibile Irap.

Per avvalersi della facoltà di conversione è necessario esercitare l’opzione prevista dall’art. 11, comma 1, del Dl 3 maggio 2016 n. 59 per convertire le DTA e pagare il ‘canone DTA’. Tale canone, ove dovuto, va corrisposto annualmente a partire dal 2021 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2030. Il canone è pari all’1,5% dell’importo delle DTA convertibili in crediti di imposta eccedente rispetto alle imposte versate.

In merito alla norma in esame la circolare fornisce chiarimenti relativi agli aspetti sostanziali e procedurali della disciplina.
Con riferimento al profilo soggettivo della misura l’Agenzia ha precisato che tra i soggetti beneficiari dell’agevolazione trovano posto anche le società che operano nel settore industriale.
La facoltà di fruire dell’agevolazione è infatti riconosciuta a tutte le società che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile. Le disposizioni in esame non si applicano, invece, a società per le quali sia stato accertato lo stato di dissesto o il rischio di dissesto ovvero lo stato di insolvenza e, parimenti, alle cessioni di crediti tra società tra loro legate da rapporti di controllo ed, ancora, a società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
L’Agenzia ha precisato che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione della misura, oltre alle società, anche tutti quei soggetti equiparati, ai fini fiscali, alle società di capitali.

Per quanto concerne il profilo oggettivo della misura, si chiarisce la nozione di ‘inadempimento’ dettata nel comma 5 dell’art. 44-bis, al fine di individuare i crediti la cui cessione assume rilevanza per la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta.
Il citato comma 5 fornisce una specifica definizione di ‘debitore inadempiente’ stabilendo che ‘si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto’. Ciò comporta che l’inadempimento debba intendersi riferito al singolo credito e, dunque, alla posizione del debitore limitatamente al singolo rapporto, così escludendo che un unico credito non adempiuto nei 90 giorni dalla sua scadenza renda tout court inadempiente il debitore in relazione alla generalità dei suoi rapporti nei confronti sia di quel medesimo creditore sia degli altri creditori.

L’Amministrazione finanziaria evidenzia che la definizione del comma 5 richiede l’esistenza, antecedentemente alla cessione, del fatto ‘storico’ dell’omesso pagamento del credito (per oltre 90 giorni dopo la scadenza), a prescindere dalle vicende successive (non estintive) che hanno interessato quel rapporto creditorio (come, ad esempio, la successiva modifica del termine di pagamento).

La circolare, poi, fa chiarezza riguardo alle modalità di determinazione della base di commisurazione del canone eventualmente dovuto per effetto dell’opzione e, in particolare, se considerare anche le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni dei crediti ex art. 106, comma 1, del Tuir, riprese a tassazione.
Al riguardo, il comma 3 dell’art. 44-bis prescrive che:

  • la trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’esercizio, da parte della società cedente, dell’opzione di cui all’art. 11, comma 1, del Dl n. 59/2016;
  • l’opzione, qualora non sia già stata esercitata, deve essere operata tramite la comunicazione di cui al punto 1 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 luglio 2016, entro la chiusura dell’esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti;
  • ai fini dell’applicazione del citato art. 11 del Dl n. 59/2016, nell’ammontare delle attività per imposte anticipate sono comprese anche le attività per imposte anticipate trasformate in crediti d’imposta ai sensi del medesimo art. 44-bis.
L’opzione comporta l’obbligo di pagamento di un canone annuo (qualora dovuto) per ciascun esercizio di applicazione, pari all’1,5% della differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate, come risultante alla data di chiusura dell’esercizio precedente.

Con riferimento all’ammontare delle attività per imposte anticipate in canone va determinato, ogni anno, sommando algebricamente:

  1. la differenza, positiva o negativa, tra le ‘DTA qualificate’ iscritte in bilancio alla fine dell’esercizio per il quale si deve determinare il canone, e quelle iscritte alla fine dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2007;
  2. l’importo delle DTA qualificate nel frattempo trasformate in crediti d’imposta.

In merito alle modalità di esercizio dell’opzione e di determinazione del canone da versare, occorre fare riferimento alle previsioni contenute nel citato provvedimento attuativo delle disposizioni di cui all’art. 11 del Dl 59/2016 e ai chiarimenti forniti con la circolare n. 32/E/2016. Ciò comporta che, per attività per imposte anticipate che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 11, definite ‘DTA qualificate’, si intendono le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative, cioè:

  • a svalutazioni e perdite su crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile ai sensi del comma 3 dell’art. 106 del Tuir;
  • alle rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti non ancora dedotte dalla base imponibile dell’Irap, ai sensi degli articoli 6 e 7 del Dlgs n. 446/1997;
  • al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, i cui componenti negativi sono deducibili in più periodi d’imposta ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.
Inoltre, in base al comma 3 dell’art. 44-bis, nell’ammontare delle attività per imposte anticipate vanno ricomprese anche le attività per imposte anticipate trasformate in crediti d’imposta ai sensi del medesimo art. 44-bis, calcolate sulle perdite fiscali pregresse e sulle eccedenze ACE.
Pertanto, ai fini della determinazione della base di commisurazione del canone l’Agenzia ritiene che le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni effettuate ai sensi dell’art. 106, comma 1, del Tuir, riprese a tassazione, non devono essere considerate ai fini del calcolo del canone dovuto, in quanto non rientranti tra quelle ‘qualificate’ ai sensi dell’art. 2, commi da 55 a 57, del decreto legge n. 225/2010, né ai sensi del medesimo art. 44-bis.

Ulteriore chiarimento riguarda l’eventualità che il contribuente provveda ad una trasmissione tardiva (oltre il 31 dicembre 2020) della comunicazione finalizzata all’esercizio dell’opzione, con le modalità di cui all’art. 11 del Dl 59/2016, in assenza di obbligo di versamento del canone.
Al riguardo le Entrate chiariscono che la disciplina agevolativa in commento rientra nell’ambito applicativo dell’istituto della ‘remissio in bonis’. Pertanto, in caso di mancato invio nei termini della predetta comunicazione, il contribuente può esercitare l’opzione prevista anche successivamente (purché entro il termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile) mediante l’inoltro della comunicazione, tramite Pec, alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, provvedendo anche a versare la sanzione in misura fissa pari a 250 euro.
Ciò, naturalmente, a condizione che il contribuente risulti in possesso dei ‘requisiti sostanziali’ richiesti dalle norme di riferimento, già alla data originaria di scadenza del termine previsto per il perfezionamento dell’opzione, ed abbia tenuto, successivamente alla cessione dei crediti, un comportamento coerente con la disciplina agevolativa.

Al riguardo, l’Agenzia precisa come, in base al tenore letterale della norma, il diritto a fruire del credito d’imposta maturi già a decorrere dalla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti deteriorati, indipendentemente dalla data di esercizio dell’opzione stessa, o dall’eventuale versamento dovuto del relativo canone.
Tuttavia, occorre considerare che, per effetto di quanto previsto dal comma 3, il diritto alla fruizione del credito d’imposta nasce, in ogni caso, ‘condizionato’ all’esercizio dell’opzione che va effettuata ‘entro la chiusura dell’esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti’ . Si ritiene, pertanto, che la trasmissione della Pec entro il termine previsto rientri tra quegli adempimenti che, sebbene abbiano ‘natura formale’ sono comunque richiesti al fine di dare attuazione alla misura in esame. Ne deriva che, in assenza dell’esercizio dell’opzione la società decade dal diritto a fruire dell’agevolazione.

Con l’istituto della remissione in bonis è possibile evitare che mere dimenticanze relative a comunicazioni o ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.
La norma intende salvaguardare la scelta operata dal contribuente ‘in buona fede’ che presenta la comunicazione ovvero assolve l’adempimento richiesto tardivamente, ed è strutturata in modo tale da sanare quei soli comportamenti che non abbiano prodotto danni per l’erario, nemmeno in termini di pregiudizio all’attività di accertamento.
Inoltre la norma presuppone che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con il regime opzionale prescelto ovvero con il beneficio fiscale di cui intende fruire ed abbia soltanto omesso l’adempimento formale normativamente richiesto, che viene posto in essere successivamente. L’ambito di applicazione dell’istituto della remissione in bonis, pertanto, è circoscritto alla fruizione di benefici di natura fiscale, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione o di altro adempimento di carattere formale, purché tali adempimenti formali siano previsti a pena di decadenza dal beneficio o dal regime opzionale.


(Vedi risoluzione n. 44 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento degli importi dovuti a seguito dell’adozione degli atti di recupero dei contributi a fondo perduto non spettanti
Sabato, 17 Luglio , 2021
Al fine di sostenere i soggetti colpiti dalla pandemia da Covid-19 il decreto legge Rilancio ha riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore degli esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario. L’Agenzia delle Entrate è tenuta a recuperare il contributo non spettante o parzialmente non spettante e irrogherà le sanzioni dovute applicando pure gli interessi di legge. Per consentire il versamento degli importi in parola l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 45/E del 7 luglio 2021, ha istituito i codici tributo da utilizzare per mezzo del modello di versamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE). I nuovi codici tributo sono: ‘7500’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - contributo’; ‘7501’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - interessi’; ‘7502’ denominato ‘Recupero contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate in relazione all’emergenza Covid-19 - sanzioni’.
(Vedi risoluzione n. 45 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni
Sabato, 17 Luglio , 2021
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta istituito dall’articolo 26, comma 8, del decreto legge Rilancio in favore delle società per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 46/E del 12 luglio 2021, ha istituito il codice tributo ‘6943’ denominato ‘Credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni - società - art. 26, comma 8, Dl n. 34/2020’. Il credito d’imposta in argomento è utilizzabile tramite modello F24 esclusivamente con i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
(Vedi risoluzione n. 46 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo delle agevolazioni a favore delle imprese e dei professionisti localizzati nella ZFU del centro Italia colpita dagli eventi sismici del 2016
Sabato, 17 Luglio , 2021
Il decreto Agosto ha modificato le disposizioni relative alle agevolazioni a favore delle imprese e dei professionisti localizzati nella zona franca urbana (ZFU) istituita nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici del 2016. L’articolo 57, comma 6, ha disposto la proroga per gli anni 2021 e 2022 del periodo di fruizione delle agevolazioni già concesse ai beneficiari dei precedenti bandi e per estendere le agevolazioni alle imprese e ai professionisti che, entro il 31 dicembre prossimo, intraprendono una nuova attività all’interno delle ZFU. Per consentire l’utilizzo in compensazioni di tali agevolazioni, tramite il modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 47/E del 13 luglio 2021, ha istituito il seguente codice tributo: ‘Z164’ denominato ‘ZFU CENTRO ITALIA - Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti - art. 57, comma 6, del decreto legge n. 104/2020’.
(Vedi risoluzione n. 47 del 2021)

Soppressione del codice tributo 6918
Venerdì, 2 Luglio , 2021
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 43/E del 22 giugno 2021, ha disposto, a decorrere dal 1°luglio 2021, la soppressione del codice tributo 6918 denominato ‘Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro’ di cui all’articolo 120 del decreto Rilancio. L’eliminazione è motivata dal fatto che il credito d’imposta in parola è utilizzabile esclusivamente in compensazione dal 1°gennaio al 30 giugno 2021.
(Vedi risoluzione n. 43 del 2021)

Chiarimenti su detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta per la compilazione dei modelli 730 e Redditi 2021 e per l’apposizione del visto di conformità per l’anno d’imposta 2020
Venerdì, 2 Luglio , 2021

Con la corposa circolare n. 7/E del 25 giugno 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti a professionisti e Caf in merito alle disposizioni da osservare ai fini della presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Il documento analizza le norme che disciplinano l’applicazione delle detrazioni e delle deduzioni di spesa. Pensiamo alle spese sanitarie, ai crediti d’imposta e contributi, alle agevolazioni. Di fatto l’Amministrazione finanziaria ha disposto una ‘Raccolta’ con le regole per la corretta compilazione dei modelli 730 e Redditi 2021. Raccolta in quanto analizza le disposizioni normative e le indicazioni di prassi riguardanti ritenute, oneri detraibili e deducibili, crediti di imposta, anche sotto il profilo degli obblighi di produzione documentale da parte del contribuente. Si tratta di un lavoro svolto dall’Agenzia delle Entrate in collaborazione con la Consulta nazionale dei Caf che vuole essere uno strumento a sostegno degli operatori del settore, dei professionisti e della stessa Amministrazione finanziaria.

La ‘Raccolta’ tiene conto delle novità normative intervenute nel corso dell’anno d’imposta 2020. Al fine di consentirne una più agevole consultazione, viene confermata l’esposizione argomentativa per paragrafi che segue l’ordine dei quadri relativi al mod. 730/2021 e che consente di individuare rapidamente i chiarimenti di interesse.

I singoli paragrafi sono strutturati in modo autonomo e indipendente, al fine di consentire ai professionisti di selezionare le questioni di interesse, senza dover consultare l’intero compendio. L’Agenzia ha ritenuto, infatti, preminente l’esigenza di semplificare e velocizzare la consultazione dei paragrafi, vista anche la varietà degli argomenti trattati.

La circolare richiama anche i documenti di prassi ancora attuali e fornisce chiarimenti non solo tenendo conto delle modifiche normative intervenute, ma anche delle risposte ai quesiti posti dai contribuenti in sede di interpello o di consulenza giuridica.

Il documento contiene pure l’elencazione della documentazione, comprese le dichiarazioni sostitutive, che i contribuenti sono chiamati ad esibire e che i Caf o i professionisti abilitati devono verificare, al fine dell’apposizione del visto di conformità, e conservare.

Naturalmente la circolare si sofferma con la dovuta attenzione sulla disciplina relativa agli interventi per il recupero edilizio coordinata con il Superbonus al 110% e sui nuovi modelli di autocertificazione che il contribuente è obbligato a presentare. Oltre alla maxi-detrazione per gli interventi di efficientamento energetico e di messa in sicurezza sismica ampio spazio viene concesso al ‘bonus facciate’ che garantisce una detrazione del 90%.

Ma la novità che contraddistingue questa nuova stagione dichiarativa è rappresentata dalla tracciabilità delle spese che danno diritto alla detrazione degli oneri previsti dall’articolo 15 del Tuir. Se, infatti, per gli acquisti in farmacia o per le visite mediche anche specialistiche effettuate presso strutture pubbliche o private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale la detraibilità è assicurata anche con pagamenti in contanti, non è così per le altre spese detraibili sempre previste dal citato articolo 15. Solo con pagamenti ‘tracciabili’ è possibile per le spese effettuate accedere alla detrazione del 19%. La tracciabilità può anche essere attestata mediante annotazione in fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale. In mancanza di ciò, il contribuente dovrà esibire la ricevuta del versamento bancario o postale, la ricevuta del pagamento effettuato con carta di debito o di credito, l’estratto conto, la copia del bollettino postale o del Mav e dei pagamenti con PagoPa o con applicazione via smartphone tramite Istituti di moneta elettronica autorizzati.

Bastano, invece, a soddisfare i requisiti di tracciabilità le ricevute quietanzate rilasciate dalle banche relative alle rate di mutuo pagate. Le ricevute possono essere usate per la detrazione delle spese per interessi passivi.

La circolare non trascura lo stato d’emergenza dovuto al Covid-19 e le misure approvate sulla detassazione dei canoni di locazione ad uso abitativo non percepiti. La detassazione richiede, tuttavia, che sia comprovata dall’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento.

A questa semplice introduzione sui temi trattati dal ‘Racconto’ fa seguito il Sommario che consentirà ai nostri lettori di individuare gli argomenti d’interesse e le relative pagine trattate nel documento di prassi amministrativa.

  • Il rilascio del visto di conformità (Pag. 9);
  • Redditi e ritenute certificati dai sostituti d’imposta e indicati in dichiarazione (Pag. 19);
  • Oneri e spese per i quali spetta una detrazione dall’imposta lorda (Quadro E) (Pag. 25);
  • Spese sanitarie (Pag. 38);
  • Spese sanitarie (Pag. 44)
  • Spese sanitarie relative a patologie esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica (Pag. 64)
  • Spese sanitarie per familiari non a carico affetti da patologie esenti (Pag. 66)
  • Spese sanitarie per persone con disabilità (Pag. 68)
  • Spese per l’acquisto di veicoli per persone con disabilità (Pag. 74)
  • Spese per acquisto cane guida (Pag. 87)
  • Rateizzazione spese sanitarie (Pag. 89)
  • Interessi passivi per mutui (Pag. 90)
  • Interessi per mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale (Pag. 94)
  • Interessi relativi a mutui ipotecari stipulati prima del 1993 per l’acquisto di altri immobili (Pag. 112)
  • Interessi relativi a mutui contratti nel 1997 per recupero edilizio (Pag. 115)
  • Interessi relativi a mutui ipotecari per la costruzione dell’abitazione principale (Pag. 118)
  • Interessi relativi a prestiti o mutui agrari (Pag. 125)
  • Spese di istruzione non universitarie (Pag. 127)
  • Spese di istruzione universitaria (Pag. 132)
  • Spese funebri (Pag. 143)
  • Spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale (Pag. 145)
  • Spese per attività sportive praticate dai ragazzi (Pag. 148)
  • Spese per l’intermediazione immobiliare (Pag. 151)
  • Canoni di locazione sostenuti da studenti universitari fuori sede (Pag. 155)
  • Erogazioni liberali in denaro a popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari (Pag. 160)
  • Erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche (Pag. 162)
  • Contributi associativi alle società di mutuo soccorso (Pag. 164)
  • Erogazioni in denaro alla Fondazione La Biennale di Venezia (Pag. 166)
  • Spese relative ai beni soggetti a regime vincolistico (Pag. 168)
  • Erogazioni liberali a favore delle attività culturali ed artistiche (Pag. 172)
  • Erogazioni liberali a favore degli enti dello spettacolo (Pag. 176)
  • Erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni operanti nel settore musicale (Pag. 178)
  • Spese veterinarie (Pag. 180)
  • Spese sostenute dai sordi per i servizi di interpretariato (Pag. 183)
  • Erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado (Pag. 185)
  • Contributi versati per il riscatto del corso di laurea dei familiari a carico (Pag. 188)
  • Spese sostenute dai genitori per pagare le rette relative alla frequenza di asili nido (Pag. 190)
  • Erogazioni liberali in denaro al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato (Pag. 192)
  • Premi di assicurazione (Pag. 194)
  • Premi relativi alle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni (Pag. 196)
  • Premi relativi alle assicurazioni finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave (Pag. 198)
  • Premi relativi alle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (Pag. 200)
  • Spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale (Pag. 204)
  • Premi relativi alle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi (Pag. 208)
  • Spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) (Pag. 210)
  • Erogazioni liberali in denaro a favore delle ONLUS, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche (Pag. 213)
  • Erogazioni liberali in denaro a favore dei partiti politici (Pag. 216)
  • Erogazioni liberali in denaro o natura a favore delle ONLUS e delle associazioni di promozione sociale (Pag. 219)
  • Erogazioni liberali in favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per Covid-19 (Pag. 223)
  • Erogazioni liberali a favore delle organizzazioni del volontariato (Pag. 228)
  • Premi per rischio eventi calamitosi per assicurazioni stipulate contestualmente alla cessione del credito d’imposta relativo agli interventi Sisma bonus al 110% ad un’impresa di assicurazione (Pag. 231)
  • Spese per canoni di leasing di immobile da adibire ad abitazione principale (Pag. 235)
  • Oneri e spese per i quali spetta una deduzione dal reddito complessivo (Pag. 239)
  • Contributi previdenziali e assistenziali (Pag. 243)
  • Assegno periodico corrisposto al coniuge (Pag. 246)
  • Contributi per gli addetti ai servizi domestici e familiari (Pag. 249)
  • Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose (Pag. 253)
  • Spese mediche e di assistenza specifica per le persone con disabilità (Pag. 256)
  • Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale (Pag. 260)
  • Contributi, donazioni e oblazioni erogate alle ONG riconosciute idonee che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (Pag. 262)
  • Erogazioni liberali in denaro o in natura a favore di alcune fondazioni e associazioni riconosciute (Pag. 265)
  • Erogazioni liberali in denaro a favore di enti universitari, di ricerca pubblica e vigilati, nonché degli enti parco regionali e nazionali (Pag. 267)
  • Erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito a favore di trust o fondi speciali (Pag. 269)
  • Contributi versati dai lavoratori in quiescenza a casse di assistenza sanitaria aventi esclusivamente fini assistenziali (Pag. 271)
  • Altri oneri deducibili (Pag. 273)
  • Contributi e premi per forme pensionistiche complementari e individuali (Pag. 276)
  • Spese per l’acquisto o la costruzione di abitazioni date in locazione (Pag. 282)
  • Somme restituite al soggetto erogatore in periodi di imposta diversi da quello in cui sono state assoggettate a tassazione (Pag. 287)
  • Erogazioni liberali in denaro o in natura in favore delle ONLUS, delle organizzazioni di volontariato e delle APS (Pag. 289)
  • Spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, Sisma bonus, Bonus verde e Bonus facciate (Pag. 293)
  • Aspetti generali (Pag. 293)
  • Soggetti che possono fruire della detrazione (Pag. 293)
  • Trasferimento della detrazione (Pag. 301)
  • Adempimenti e documentazione necessaria per fruire dell’agevolazione (Pag. 304)
  • Intestazione dei documenti di spesa (Pag. 308)
  • Limite di detraibilità (Pag. 310)
  • Cumulabilità con altre agevolazioni (Pag. 313)
  • Interventi che danno diritto alla detrazione (Pag. 313)
  • Titoli abilitativi (Pag. 333)
  • Acquisto di unità immobiliare facente parte di fabbricati interamente ristrutturati (Pag. 335)
  • Alternative alla fruizione diretta della detrazione: cessione del credito o contributo sotto forma di sconto (Pag. 339)
  • Sisma bonus (Pag. 339)
  • Acquisto di case antisismiche (Pag. 345)
  • Bonus verde (Pag. 352)
  • Interventi finalizzati al recupero o al restauro delle facciate degli edifici esistenti - Bonus facciate (Pag. 355)
  • Riscatto periodi non coperti da contribuzione (Pag. 368)
  • Acquisto e posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (Pag. 371)
  • Spese per l’arredo degli immobili ristrutturati - Bonus mobili (Pag. 375)
  • Spese per l’arredo degli immobili giovani coppie (Pag. 384)
  • IVA per acquisto abitazione classe energetica A o B (Pag. 385)
  • Spese per interventi finalizzati al risparmio energetico - Eco bonus (Pag. 386)
  • Interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (Pag. 396)
  • Interventi sull’involucro degli edifici esistenti (Pag. 399)
  • Installazione di pannelli solari (Pag. 401)
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (Pag. 403)
  • Acquisto e posa in opera di schermature solari (Pag. 407)
  • Acquisto e posa in opera di impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (Pag. 408)
  • Acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per controllo da remoto - Building Automation (Pag. 410)
  • Interventi sull’involucro di parti comuni degli edifici condominiali esistenti (Pag. 412)
  • Interventi sulle parti comuni di edifici di riqualificazione energetica e misure antisismiche con passaggio ad una o a due classi di rischio inferiore (Pag. 414)
  • Superbonus (Pag. 439)
  • Aspetti generali (Pag. 439)
  • Soggetti che possono fruire della detrazione (Pag. 440)
  • Ambito oggettivo (Pag. 445)
  • Interventi agevolabili (Pag. 450)
  • Altre spese ammissibili al Superbonus (Pag. 461)
  • Detrazione spettante (Pag. 462)
  • Trasferimento inter vivos o mortis causa dell’immobile (Pag. 464)
  • Cumulabità con altre agevolazioni (Pag. 465)
  • Alternative alla fruizione diretta della detrazione: cessione del credito o contributo sotto forma di sconto (Pag. 466)
  • Adempimenti (Pag. 468)
  • Detrazioni per canoni di locazione relativi ad alloggi adibiti ad abitazione principale (Pag. 478)
  • Detrazione per gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale (Pag. 480)
  • Detrazione per alloggi locati con contratti in regime convenzionale (Pag. 481)
  • Detrazione per canoni di locazione spettanti ai giovani per abitazione principale (Pag. 483)
  • Detrazione per lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro (Pag. 485)
  • Detrazione per le spese di mantenimento dei cani guida (Pag. 487)
  • Borsa di studio assegnata dalle regioni o dalle province autonome di Trento e Bolzano (Pag. 488)
  • Donazioni effettuate all’ente ospedaliero ‘Ospedale Galliera’ di Genova (Pag. 489)
  • Credito d’imposta Bonus vacanze (Pag. 490)
  • Versamenti in acconto e riporto dell’eccedenza dalla precedente dichiarazione dei redditi (Pag. 495)
  • Credito d’imposta per il riacquisto della prima casa (Pag. 501)
  • Credito d’imposta per canoni di locazione non percepiti (Pag. 506)
  • Credito d’imposta per il reintegro delle anticipazioni sui fondi pensione (Pag. 508)
  • Credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero (Pag. 510)
  • Credito d’imposta per gli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo (Pag. 513)
  • Abitazione principale (Pag. 515)
  • Altri immobili (Pag. 516)
  • Credito d’imposta per l’incremento dell’occupazione (Pag. 517)
  • Credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura (Art bonus) (Pag. 518)
  • Credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della scuola (School bonus) (Pag. 523)
  • Credito d’imposta per negoziazione e arbitrato (Pag. 525)
  • Credito d’imposta mediazioni per la conciliazione di controversie civili e commerciali (Pag. 527)
  • Credito d’imposta APE (Pag. 529)
  • Credito d’imposta per monopattini elettrici e servizi di mobilità elettrica (Pag. 531)
  • ALLEGATO (Pag. 532)

(Vedi circolare n. 7 del 2021)

Sospensione dei versamenti delle ritenute - Chiarimenti
Giovedì, 10 Giugno , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 40/E del primo giugno 2021 alla sospensione dei termini relativi ai versamenti delle ritenute alla fonte, disposta dall’articolo 61, comma 1, del decreto legge ‘Cura Italia’. All’Amministrazione è stato chiesto, in particolare, se la sospensione si riferisce anche al versamento delle trattenute relative all’addizionali regionale e comunale.

L’articolo 61, comma 1, citato ha disciplinato la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi e dei premi. Nello specifico: i termini relativi ai versamenti delle ritenute alla fonte che i soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta, dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020; i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020; i termini dei versamenti relativi all’Iva in scadenza nel mese di marzo 2020.

A seguito dell’articolo 61 sono, pertanto, sospesi i termini dei versamenti limitatamente alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati; nonché gli adempimenti e i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Sono parimenti sospesi i termini di versamento dell’Iva. La sospensione prevista per il settore turistico-alberghiero è stata estesa a soggetti operanti in altri settori individuati dall’articolo 61, comma 2.

L’articolo 62, comma 2, dello stesso decreto, invece, ha previsto la sospensione dei versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso.

Dunque, l’articolo 62, comma 2, diversamente dall’articolo 61, comma 1, richiama le ‘trattenute relative all’addizionale regionale e comunale’ operate dai soggetti in qualità di sostituti d’imposta.

Nell’articolo 61 del decreto legge n. 18/2020 il legislatore non ha esteso la sospensione delle trattenute come invece previsto nell’articolo 62. Dalla lettura della norma, quindi, non è consentito ricomprendere le trattenute relative alle addizionali regionali e comunali tra i versamenti sospesi di cui all’articolo 61.

Secondo l’Agenzia il disallineamento tra la formulazione degli articoli 61 e 62 del decreto legge ‘Cura Italia’, unito al rapido susseguirsi degli interventi normativi in tema di sospensione dei versamenti tributari, in favore di imprese e professionisti che operano in settori più colpiti dall’emergenza epidemiologica, insieme alla risonanza mediatica data alle ‘sospensioni dei versamenti’ in senso atecnico e generico, potrebbe aver generato il legittimo fraintendimento in capo ad alcuni sostituti d’imposta che hanno sospeso anche il versamento delle addizionali regionali e comunali, ritenendo che le misure fiscali fossero indirizzate a una generale sospensione dei versamenti effettuati in qualità di sostituti d’imposta.

In tale evenienza, per l’Agenzia, non saranno dovuti sanzioni ed interessi se, a seguito di questi chiarimenti, i contribuenti prenderanno atto di aver assunto un comportamento non coerente con le norme e provvedono tempestivamente al versamento del dovuto a titolo di addizionali regionali e comunali.


(Vedi risoluzione n. 40 del 2021)

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