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Codice Deontologico
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Gruppo Iva - Ingresso di nuovi soggetti nel Gruppo
Sabato, 15 Maggio , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 30/E del 7 maggio 2021, ha fornito chiarimenti in merito all’ipotesi di ingresso in itinere di una società già esistente alla data di costituzione del Gruppo Iva, rispetto alla quale si sono successivamente instaurati i vincoli finanziario, economico e organizzativo previsti dal legislatore. In particolare le precisazioni concernono:

  1. la decorrenza dell’ingresso di un nuovo soggetto;
  2. la natura (sistematica o antielusiva) della norma che fissa il requisito del possesso della partecipazione (almeno) dal 1°luglio dell’anno precedente;
  3. la vigenza dei chiarimenti resi con la circolare 31 ottobre 2018 n. 19/E a proposito dell’ingresso nel Gruppo Iva di una società di nuova costituzione, interamente partecipata da un soggetto appartenente al Gruppo che sia dante causa di un conferimento di ramo di azienda e dei chiarimenti contenuti nel Principio di Diritto n. 16 del 14 settembre 2020, a proposito delle operazioni di scissione parziale della società capogruppo di un Gruppo Iva a favore di una società neocostituita che coinvolga esclusivamente soggetti già inclusi nel perimetro del medesimo Gruppo;
  4. la decorrenza del termine ultimo previsto per la presentazione della dichiarazione di inclusione.

La disciplina del Gruppo Iva è dettata dagli articoli 70-bis e seguenti del Decreto Iva e dal decreto attuativo del 6 aprile 2018.
Possono costituire un Gruppo Iva i soggetti stabiliti nel territorio dello Stato esercenti attività d’impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo. È bene ricordare che se tra i soggetti passivi intercorre il vincolo finanziario, si presumono sussistenti tra i medesimi anche i vincoli economico e organizzativo.

Sono due le condizioni necessarie per l’ammissione ad un Gruppo Iva:

  • la sussistenza tra soggetti passivi d’imposta di un rapporto di controllo, diretto o indiretto;
  • la permanenza del suddetto vincolo almeno dal 1°luglio dell’anno precedente.

La circolare n. 19/E del 31 ottobre 2018 ha precisato che ‘il vincolo finanziario tra i soggetti passivi d’imposta, necessario ai fini della partecipazione ad un Gruppo Iva deve sussistere al momento dell’esercizio dell’opzione per la costituzione del soggetto passivo unico e, comunque, già dal 1°luglio dell’anno precedente a quello in cui l’opzione ha effetto’. La medesima circolare ha precisato che la ratio della condizione temporale ‘assolve alla funzione di impedire, con finalità antielusive, che possano fondersi in un unico soggetto passivo entità legate da vincoli occasionali o temporanei’.

Il Gruppo Iva, una volta costituito, può subire modifiche nella sua composizione soggettiva. L’ingresso di nuovi soggetti avviene a decorrere dall’anno successivo a quello in cui il nuovo soggetto partecipa al regime de quo.
Ai fini dell’ampliamento del perimetro soggettivo del Gruppo Iva e della relativa decorrenza, occorre che sia rispettato il duplice requisito oggettivo e temporale.
Alla base della disciplina del Gruppo Iva c’è la volontà del legislatore di evitare il consolidarsi in un unico soggetto d’imposta di entità legate solo da rapporti occasionali e temporanei. Ai fini della partecipazione di un nuovo soggetto nel Gruppo Iva già costituito, va rispettato il requisito temporale. Tale esigenza verrebbe meno qualora si consentisse dall’anno solare successivo, la partecipazione al Gruppo Iva di società il cui controllo di diritto sia stato conseguito soltanto a ridosso del termine di conclusione dell’anno solare precedente o comunque nella seconda metà di tale anno.

In merito al requisito temporale l’Agenzia ritiene che, in assenza di un vincolo finanziario costituitosi almeno dal 1°luglio dell’anno precedente, non c’è la possibilità di anticipare il termine di ingresso nel Gruppo Iva, anche laddove le concrete circostanze di fatto siano tali da far presumere la stabilità del rapporto di controllo tra due o più soggetti e/o l’assenza di concreti benefici fiscali derivanti dall’accesso al regime di gruppo.

A proposito dell’ipotesi di ingresso nel Gruppo Iva di una società di nuova costituzione, che abbia ricevuto in conferimento un ramo di azienda da parte di un soggetto già appartenente al Gruppo e sia da questo interamente partecipata, la circolare n. 19/E/2018 chiarisce che il rischio di inclusione, in un unico soggetto passivo, di entità legate da vincoli occasionali o temporanei ‘non si ravvisa nell’ipotesi di società costituite dal 1°luglio al 15 novembre 2018, se destinatarie del conferimento di un ramo di azienda da parte di una società già in possesso dei requisiti per l’ammissione ad un Gruppo Iva’.

Nell’ipotesi in cui l’operazione di riorganizzazione aziendale, ossia il conferimento di ramo d’azienda o la scissione, coinvolga esclusivamente società già partecipanti al Gruppo Iva, con l’effetto che il reale perimetro soggettivo del medesimo Gruppo non si modifica a seguito della stessa, trasferendosi in capo alla società neo-costituita avente causa i requisiti che già sussistevano in capo alla società dante causa, l’inclusione del Gruppo della società neo-costituita ha effetto senza soluzione di continuità.

In merito alla decorrenza del termine ultimo previsto per la presentazione della dichiarazione di inclusione l’articolo 70-quater, comma 5, del decreto Iva prevede che ‘la dichiarazione per l’inclusione deve essere presentata entro il novantesimo giorno successivo a quello in cui i vincoli si sono instaurati. Tale termine inizia a decorrere dal 1°luglio dell’anno solare nel corso del quale si instaura il vincolo finanziario.

Alla luce dei chiarimenti resi l’Agenzia delle Entrate ritiene che, in ossequio al principio di tutela dell’affidamento e della buona fede, sancito dalla legge n. 212/2000, sussistano le condizioni per escludere l’applicazione delle sanzioni nelle ipotesi in cui, anteriormente alla data di pubblicazione della presente risoluzione (7 maggio 2021), si siano verificate ipotesi di ingresso nel Gruppo Iva già costituito di nuovi soggetti. Ingresso non in linea con i chiarimenti forniti, qualora gli stessi abbiano determinato un vantaggio fiscale in capo al Gruppo.


(Vedi risoluzione n. 30 del 2021)

Modalità di assistenza fiscale a distanza
Sabato, 15 Maggio , 2021

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha chiesto chiarimenti in merito alle modalità applicative dell’assistenza fiscale a distanza. In particolare, se queste siano applicabili anche in caso di conferimento o di rinnovo delle deleghe per la consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche dei contribuenti e per gli altri servizi indicati nel provvedimento direttoriale del 5 novembre 2018 in scadenza nel periodo emergenziale.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 31/E dell’11 maggio 2021, ha precisato che per il periodo emergenziale connesso all’emergenza epidemiologica i soggetti che intendono presentare dichiarazioni, denunce e atti all’Amministrazione finanziaria per il tramite di intermediari abilitati possono inviare per via telematica ai predetti intermediari la copia per immagine della delega o del mandato d'incarico sottoscritta e della documentazione necessaria, unitamente alla copia del documento di identità.

In alternativa è consentita la presentazione per via telematica di deleghe, mandati, dichiarazioni, modelli e domande non sottoscritti, previa autorizzazione dell’interessato.

L’autorizzazione può essere resa tramite un video, un messaggio di posta elettronica accompagnato da una foto o mediante il deposito nel cloud dell'intermediario o, ancora, con sistemi di messaggistica istantanea.

La stessa modalità trova applicazione anche in caso di delega per la consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche dei contribuenti e per gli altri servizi indicati nel provvedimento direttoriale del 5 novembre 2018.

Resta fermo che la regolarizzazione delle deleghe o dei mandati e della documentazione deve intervenire una volta cessata l’attuale situazione emergenziale.


(Vedi risoluzione n. 31 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle imposte sostitutive dovute per la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni e per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione
Venerdì, 7 Maggio , 2021

Il decreto Agosto ha previsto la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni di cui alla sezione II del capo I della legge 21 novembre 2000 n. 342, nonché di affrancare il saldo attivo della rivalutazione. Le imposte sostitutive sul saldo attivo della rivalutazione e sul maggior valore attribuito ai beni rivalutati sono versati in un massimo di tre rate di pari importo, di cui la prima entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita e le altre entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi. Gli importi da versare possono essere compensati.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 29/E del 30 aprile 2021, ha istituito i codici tributo per eseguire il versamento tramite modello F24 delle sopracitate imposte sostitutive. Questi sono: ‘1857’ denominato ‘IMPOSTA SOSTITUTIVA SUL SALDO ATTIVO DI RIVALUTAZIONE - art. 110, comma 3, del decreto legge 14 agosto 2020 n. 104’; ‘1858’ denominato ‘IMPOSTA SOSTITUTIVA SUL MAGGIOR VALORE ATTRIBUITO AI BENI RIVALUTATI - art. 110, comma 4, del decreto legge 14 agosto 202 n. 104’.

Il decreto legge liquidità ha previsto la possibilità di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni anche per i settori alberghiero e termale. Al fine di consentire il versamento, tramite modello F24, dell’imposta sostitutiva sul saldo attivo della rivalutazione l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘1859’ denominato ‘IMPOSTA SOSTITUTIVA SUL SALDO ATTIVO DI RIVALUTAZIONE - settori alberghiero e termale - art. 6-bis del decreto legge 8 aprile 2020 n. 23’.


(Vedi risoluzione n. 29 del 2021)

Cessione di unità immobiliare con cucina - Trattamento ai fini Iva
Venerdì, 30 Aprile , 2021

Regime Iva differenziato per la cessione di unità abitative già provviste di cucina arredata. Sono due, infatti, i regimi Iva: uno per l’immobile e un’altro, ad aliquota ordinaria, per la cucina. È quanto si ricava dalla risoluzione n. 25/E del 14 aprile 2021 dell’Agenzia delle Entrate che ha risposto a due quesiti formulati da una società attiva nel settore immobiliare ed intenzionata a commerciare, tramite cessione ‘a corpo’, unità abitative con cucine già allestite.

Il documento di prassi amministrativa chiarisce i motivi per cui la società istante non può beneficiare delle aliquote Iva ridotte per le operazioni di compravendita. Si tratta di operazioni distinte. La cessione dell’unità immobiliare, ai fini Iva, costituisce un’operazione distinta da quella relativa alla cucina che è assoggettata all’aliquota del 22%. La medesima aliquota si applica alla fornitura della cucina, da parte del produttore o installatore, nei confronti della società immobiliare.

I chiarimenti delle Entrate ridimensionano le intenzioni della società istante, desiderosa di includere nei contratti di vendita delle unità abitative le cucine, a fronte di un unico corrispettivo determinato ‘a corpo’.

L’Amministrazione sostiene, a differenza della società istante, che non è possibile applicare al caso trattato le disposizioni di cui all’articolo 13-ter del Regolamento Ue n. 282/20211 in materia di territorialità Iva per i beni immobili; parimenti, non sono pertinenti le Note Esplicative, diramate dalla Commissione europea.
Per l’Agenzia, la cessione della cucina non può essere considerata neanche accessoria alla cessione del fabbricato, ai sensi dell’articolo 12 Dpr n. 633/1972, in quanto non può considerarsi funzionale alla realizzazione o alla fruizione dell’immobile. L’Amministrazione ha richiamato la risoluzione n. 88/2001 la quale ha chiarito che per individuare le operazioni accessorie è necessario verificare il nesso di dipendenza funzionale con la prestazione principale e il valore comparativo delle varie prestazioni. Lo stesso documento ha precisato che ‘le operazioni accessorie devono avere la funzione di integrare, completare e rendere possibile la prestazione principale’.

Alla luce di ciò, la cessione di una cucina allestita non può costituire un mezzo per fruire nelle migliori condizioni dell’operazione principale, né per la sua realizzazione, in quanto la cessione dell’unità immobiliare può realizzarsi a prescindere dalla fornitura di una cucina arredata. In altre parole, la cucina, di per sé, non costituisce un elemento senza il quale la vendita dell’immobile non può avvenire.
Per questi motivi, ai fini Iva, la vendita delle unità abitative costituisce una cessione di beni distinta da quella relativa alle cucine. E le due operazioni sono assoggettate a diverse aliquote.

In merito al secondo quesito, ovvero all’aliquota Iva applicabile alla cessione della cucina dal produttore o installatore alla società istante, l’Agenzia delle Entrate fa riferimento all’inquadramento dei beni finiti, alla cui cessione si applica:

  • l’aliquota Iva del 4%, quando sono forniti per la costruzione, anche in economia, di fabbricati di tipo economico aventi le caratteristiche richieste dalla Legge Tupini nonché delle costruzioni rurali;
  • l’aliquota Iva del 10%, quando, fra l’altro, sono forniti per la realizzazione di specifici interventi di recupero.

Le aliquote agevolate si applicano ai beni finiti. Tale definizione trova applicazione, ad esempio, per gli ascensori, gli infissi, i sanitari, le porte. Sono, invece, materie prime le tegole, i mattoni, le maioliche che, insieme ad altri beni, concorrono a formare tetti, pavimenti e muri.
La specifica individualità e funzionalità del bene finito non viene meno qualora esso concorra a realizzare la costruzione dell’opera. Il bene finito, infatti, è tale in quanto, pur incorporandosi nella costruzione, è comunque riconoscibile e non perde le proprie caratteristiche tanto da poter essere riutilizzato. Inoltre, suo carattere distintivo è l'avvenuta ultimazione del processo produttivo.

Ne deriva che una cucina completa di elettrodomestici, mensole, ripiani ecc. è composta da un insieme di elementi che, complessivamente intesi, non possiedono le caratteristiche di beni finiti come sopra descritto. Una cucina arredata è formata da beni ed elementi che di norma non sono destinati a incorporarsi e divenire parti della costruzione.
Pertanto, la cessione della cucina dal produttore o installatore alla società immobiliare non costituisce un’operazione avente ad oggetto un bene finito. Detta operazione è soggetta ad Iva ordinaria.


(Vedi risoluzione n. 25 del 2021)

Cumulabilità tra superbonus e contributi per eventi sismici
Venerdì, 30 Aprile , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 28/E del 23 aprile 2021, ha affermato che il superbonus introdotto dall’articolo 119 del decreto Rilancio è compatibile con i contributi erogati in seguito agli eventi sismici.
Naturalmente per superbonus intendiamo la detrazione nella misura del 110% spettante per gli interventi di efficientamento energetico, di messa in sicurezza sismica e di installazione di impianti fotovoltaici nonché di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Tale detrazione si affianca all’ecobonus e al sismabonus disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 e 16, del decreto legge n. 63/2013 convertito nella legge n. 90/2013.

In merito alla cumulabilità tra i contributi pubblici erogati per la riparazione o ricostruzione di edifici privati danneggiati a seguito di eventi sismici e il superbonus, la risoluzione rimanda alla risposta a interpello n. 61/2019 dove si afferma che il diritto alla detrazione ‘non viene meno anche nell’ipotesi di interventi realizzati su un immobile per il quale in precedenza sono stati concessi contributi pubblici’.

Tra le agevolazioni fiscali del decreto Rilancio ed i contributi pubblici erogati per il ripristino di immobili danneggiati o distrutti dal sisma esiste un generale principio di compatibilità in quanto i due strumenti hanno obiettivi diversi. Il contributo pubblico, come detto, è finalizzato a ripristinare gli immobili danneggiati o distrutti dal terremoto mentre il superbonus serve a realizzare opere utili al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico dell’edificio.

Non cambia il principio secondo cui le detrazioni spettano per le eventuali spese eccedenti il contributo concesso. In caso di erogazioni di contributi o sovvenzioni, queste somme devono essere sottratte interamente dalle spese sostenute, prima di calcolare la detrazione. Dunque, la deduzione o la detrazione spetta per le spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico. Questo principio è rinvenibile in diverse ordinanze adottate nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 e 2017.

Con l’ordinanza n. 111 del 2020 il Commissario straordinario del Governo ha stabilito che per il superbonus il meccanismo non cambia. La detrazione spetta sulle spese effettivamente sostenute e rimaste a carico del contribuente e che eventuali contributi ricevuti dal contribuente stesso devono, dunque, essere sottratti dall’ammontare su cui applicare la detrazione.
Tanto premesso, le agevolazioni si applicano:

  • a fronte dello stesso intervento, solo con riferimento alle eventuali spese agevolabili eccedenti il contributo concesso;
  • nel caso di interventi di riparazione o ricostruzione degli edifici danneggiati da eventi sismici già finanziati con contributi pubblici, con riferimento alle spese agevolabili sostenute per le opere di ulteriore consolidamento dei medesimi edifici.

Ciò comporta che è possibile fruire del superbonus anche nel caso di interventi su immobili oggetto nel passato di contributi pubblici per la ricostruzione successiva ad eventi sismici. Va inoltre ribadito che anche il Superbonus si applica alle spese sostenute per le opere di completamento dell’intervento complessivamente considerato, che, in assenza della predetta correlazione, non sarebbero, invece, agevolabili.
Si ritiene irrilevante l’eventuale circostanza che il contributo sia erogato con riferimento alle spese sostenute per l’intervento ‘principale’, mentre restano a carico del contribuente solo le spese per le opere di completamento. Pertanto, se sono erogati contributi per un intervento di consolidamento statico dell’edificio, mentre restano a carico le spese per opere di completamento, è possibile fruire della detrazione anche se le spese si riferiscono a opere di finitura (ad esempio tinteggiatura) che, se non correlate all’intervento principale agevolabile, non godrebbero di alcun beneficio fiscale.


(Vedi risoluzione n. 28 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento degli importi per l’adesione al regime speciale agevolato di cui all’art. 16, comma 3-bis, del Dlgs n. 147/2015
Venerdì, 16 Aprile , 2021
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 27/E del 15 aprile 2021, ha istituito i codici tributo per consentire il versamento degli importi per l’adesione al regime speciale agevolato per i lavoratori impatriati che prevede una tassazione del 10% ovvero del 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione. Per esercitare tale opzione gli interessati sono tenuti a versare gli importi dovuti mediante il modello di versamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE) senza possibilità di avvalersi della compensazione prevista dall’art. 17 del Dlgs n. 241/1997. I nuovi codici tributo sono i seguenti:
  • “1860” denominato ‘Importo dovuto (10%) per l’adesione al regime agevolato di cui all’articolo 5, comma 2-bis, lett. a) del D.L. n. 34/2019’;
  • “1861” denominato ‘Importo dovuto (5%) per l’adesione al regime agevolato di cui all’articolo 5, comma 2-bis, lett. b) del D.L. n. 34/2019’;
L’importo va corrisposto entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del primo periodo di fruizione dell’agevolazione. I soggetti per i quali tale periodo si è concluso il 31 dicembre 2020, effettuano il versamento entro 180 giorni dalla pubblicazione del provvedimento del 3 marzo 2021 che ha definito le modalità di esercizio dell’opzione.
(Vedi risoluzione n. 27 del 2021)

Chiarimenti in merito alle modalità di correzione dell’importo dell’aiuto spettante indicato nel prospetto Aiuti di Stato e della conseguente iscrizione dell’aiuto individuale nel registro nazionale aiuti di Stato
Venerdì, 16 Aprile , 2021
Con la risoluzione n. 26/E del 15 aprile 2021 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle modalità di correzione dell’importo dell’aiuto spettante indicato nel prospetto Aiuti di Stato e della conseguente iscrizione dell’aiuto individuale nel registro nazionale aiuti di Stato. Le imprese che per errore hanno compilato il quadro Aiuti di Stato nella dichiarazione inserendo l’ammontare della deduzione o della variazione in diminuzione in luogo dell’importo dell’aiuto spettante, possono presentare una dichiarazione integrativa per sanare la situazione. La presentazione della dichiarazione integrativa darà modo all’Agenzia delle Entrate di effettuare la conseguente correzione in diminuzione del maggior importo precedentemente iscritto nel Registro nazionale aiuti di Stato dell’aiuto individuale. Per l’errore commesso il contribuente dovrà corrispondere una sanzione amministrativa in misura fissa in relazione alla quale potrà però beneficiare della riduzione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 472.
(Vedi risoluzione n. 26 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e per la restituzione spontanea del contributo non spettante
Venerdì, 16 Aprile , 2021

Il decreto legge Stabilità riconosce contributi a fondo perduto a favore di titolari di partita Iva, residenti in Italia, che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario. Gli stessi possono, in alternativa, optare per un contributo sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione nel mod. F24.

Con la risoluzione n. 24/E del 12 aprile 2021 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6941’ per consentire l'utilizzo in compensazione degli aiuti ricevuti. Il nuovo codice tributo è denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1 DL n. 41/2021’.

Al fine di consentire la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante e per procedere al versamento dei relativi interessi e delle sanzioni tramite il mod. ‘F24 Versamenti con elementi identificativi (c.d F24 ELIDE) l’Agenzia ha istituito i seguenti codici tributo:

  • ‘8128’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - CAPITALE - art. 1 DL n. 41/2021’;
  • ‘8129’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - INTERESSI - art. 1 DL n. 41/2021’;
  • ‘8130’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni - Restituzione spontanea - SANZIONE - art. 1 DL n. 41/2021’.


(Vedi risoluzione n. 24 del 2021)

Regime Iva applicabile ai ‘contributi in conto gestione’ erogati ex art. 200 comma 1, primo periodo e 2 del Decreto Rilancio
Venerdì, 9 Aprile , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/E del 31 marzo 2021, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento da riservare ai fini Iva ai contributi Covid-19 erogati dalle Regioni e dalle Province autonome in base all’art. 200, comma 1, primo periodo, del decreto Rilancio a titolo di ristoro dei mancati ricavi realizzati dai soggetti operanti nel settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposti a obbligo di servizio pubblico.

Le risorse stanziate dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ammontano a 500 milioni per l’anno 2020. Le imprese di trasporto pubblico locale sono ristorate dei mancati proventi attraverso anticipazioni veicolate per il tramite degli enti locali. La ripartizione delle risorse è determinata tenendo conto dei ricavi da traffico, risultanti, per ciascuna Regione e Provincia autonoma, dalla banca dati dell’Osservatorio sulle politiche del trasporto pubblico locale.

In merito al corretto trattamento Iva occorre distinguere tra contributi e corrispettivi. Infatti, le erogazioni qualificabili come contributi sono escluse dal campo di applicazione dell’imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni si considerano rilevanti ai fini Iva.

La qualificazione di una erogazione deve avvenire avendo riguardo alla legge che l’ha istituita. Se, invece, non è possibile riscontrare nella legge gli elementi che qualifichino l’erogazione specifica nel senso di contributo o corrispettivo, si dovrà fare ricorso ai criteri suppletivi individuati dalla circolare n. 34/E/2013, secondo l’ordine gerarchico ivi indicato.

Tra i criteri generali per la definizione giuridica e tributaria delle erogazioni la citata circolare menziona che le erogazioni in parola siano effettuate “in esecuzione di norme che prevedono l’erogazione di benefici al verificarsi di presupposti predefiniti” e che la norma istitutiva individui “in modo diretto o indiretto i beneficiari delle somme” o definisca “ l’erogazione come aiuto o come agevolazione”.

Nel caso di specie i contributi in oggetto nascono con la finalità di compensare i gravi effetti economici che ha subìto il settore del trasporto pubblico locale, per effetto della pandemia.

È lo stesso decreto legge Rilancio a connotare le somme di cui al fondo di compensazione alla stregua di erogazioni e a individuare la specifica destinazione delle erogazioni come pure a definire, con un decreto, le modalità di riconoscimento del contributo.

Dal punto di vista tecnico la misura rappresenta un “contributo in conto gestione” la cui quantificazione è definita dalla stessa norma. Il beneficiario non è tenuto a presentare formale richiesta. Gli enti territoriali assegnano ed erogano il contributo sulla base delle risorse stanziate dallo Stato senza alcuna discrezionalità né nell’an né nel quantum.

Al Ministero delle Infrastrutture spetta il compito di condurre l’istruttoria verificando le perdite subite dagli operatori del settore per poi decidere l’entità del contributo da assegnare.

Nella fattispecie rappresentata la natura dell’erogazione assume connotato di “contributo”, in quanto al riconoscimento della stessa non corrisponde alcun obbligo in capo al soggetto ricevente.

Dunque, le risorse finanziarie stanziate devono considerarsi fuori dal campo di applicazione dell’Iva.


(Vedi risoluzione n. 22 del 2021)

Registrazione delle scritture private sottoscritte con firma elettronica avanzata (FEA)
Venerdì, 9 Aprile , 2021

Un’agenzia immobiliare che opera esclusivamente online e registra contratti preliminari di compravendita in forma di scrittura privata con firma elettronica avanzata (FEA) si interroga sulla correttezza del proprio operato e ne chiede conto all’Agenzia delle Entrate. L’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 23/E dell’8 aprile 2021, interviene in merito evidenziando due questioni interpretative: la validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA e la possibilità di procedere alla loro registrazione.

In merito alla prima questione l’Agenzia evidenzia che i contratti preliminari di compravendita immobiliare redatti come documenti informatici devono essere sottoscritti con firma elettronica qualificata o con firma digitale. L’assenza di una delle due tipologie di firme citate comporta la nullità del contratto. In tema di imposte, l’Agenzia ribadisce il principio per cui la presenza di un vizio dell’atto non incide sull’obbligazione tributaria ossia sull’obbligo di chiedere la registrazione e assolvere la relativa imposta.

Ciò premesso, l’Amministrazione si esprime in merito agli aspetti tributari, precisando di non entrare nel merito dell’effettiva validità ed efficacia degli atti sottoscritti tramite FEA, in quanto problematica di ordine civilistico. Di conseguenza, nel presupposto che la firma elettronica certificata soddisfi i requisiti richiesti dalla normativa, l’Agenzia conferma che le scritture sottoscritte dal legale della società istante devono essere sottoposte a registrazione con il versamento della relativa imposta secondo le regole generali.

Gli atti presentati per la registrazione, sulla base di quanto previsto dall’articolo 43 del Codice dell’amministrazione digitale (CAD), devono essere sottoposti in formati idonei a garantirne integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità al fine di consentire agli uffici delle Entrate di acquisirli nel proprio Sistema di conservazione. L’eventuale declarata invalidità dell’atto per vizio imputabile alle parti impedisce la restituzione delle somme versate in sede di registrazione.

Infine la risoluzione rammenta che le scritture private di cui l’istante effettua la registrazione sono altresì soggette ad imposta di bollo, mediante contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato, ovvero con la modalità virtuale.

Il contribuente che intende assolvere il bollo mediante contrassegno potrà comprovare l’assolvimento dell’imposta indicando nel documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre. All’utente spetterà il compito di conservare per tre anni il contrassegno utilizzato in vista di eventuali accertamenti dell’Amministrazione finanziaria. La possibilità di versare l’imposta tramite mod. F24 è limitata ai casi di irreperibilità del contrassegno telematico.


(Vedi risoluzione n. 23 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’art. 36-bis del Dpr n. 600/1973
Giovedì, 1 Aprile , 2021
Al fine di consentire il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 20/E del 18 marzo 2021, ha istituito una serie di codici tributo. Per agevolare i contribuenti nella tabella, in corrispondenza dei nuovi codici tributo, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. I codici tributo (consultabili nella tabella presente nella risoluzione) sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente ivi richiesto.
(Vedi risoluzione n. 20 del 2021)

Mod. F24 (sezione Inps) - soppressione causale contributo ‘ASOO’
Giovedì, 1 Aprile , 2021
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 21/E del 19 marzo 2021, ha disposto la soppressione della causale contributo ‘ASOO’ denominata ‘Contribuzione aggiuntiva sindacalisti di cui all’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 16 settembre 1996 n. 564’, così come richiesto dall’Inps. La soppressione decorre dal 1°aprile 2021.
(Vedi risoluzione n. 21 del 2021)

Imposta sui servizi digitali
Giovedì, 1 Aprile , 2021
Premessa

Con la legge di Bilancio 2019 il legislatore italiano ha introdotto l’imposta sui servizi digitali. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/E del 23 marzo 2021, ha fornito chiarimenti interpretativi sul funzionamento dell’imposta.
La circolare segue il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2021 in cui si è tenuto conto dei contributi inviati dagli operatori all’esito della consultazione pubblica sulla prima bozza del provvedimento, conclusa il 31 dicembre 2020.

Al fine di facilitare la lettura del documento, gli argomenti trattati sono suddivisi per aree tematiche omogenee. In via preliminare viene esaminato l’ambito soggettivo, specificando le modalità di verifica del superamento delle soglie, la nozione di gruppo e altri aspetti definitori contenuti nel Provvedimento citato. Successivamente la circolare approfondisce l’ambito di applicazione oggettivo, precisando il contenuto dei servizi digitali soggetti all’imposta e i servizi esclusi. Poi vengono chiarite le modalità di calcolo della base imponibile e i metodi di geolocalizzazione ai fini della determinazione dei ricavi imponibili.

Sono poi illustrati gli adempimenti che gravano sui soggetti passivi dell’imposta, con particolare riguardo agli aspetti dell’identificazione, della tenuta della contabilità, del versamento, della dichiarazione e della richiesta di rimborso. Infine, viene trattato il tema del rapporto tra l’imposta sui servizi digitali e le Convenzioni contro le doppie imposizioni concluse dall’Italia nonché il relativo trattamento ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.

Ambito soggettivo

L’ambito di applicazione soggettivo dell’imposta sui servizi digitali, è caratterizzato da un duplice criterio identificativo: lo svolgimento di attività d’impresa e il contestuale superamento di due soglie dimensionali. In merito al primo aspetto potenziali destinatari dell’imposta sono una pluralità di operatori come società, enti commerciali e non commerciali e le persone fisiche che svolgono attività imprenditoriale. Gli esercenti attività d’impresa non riguardano solo i soggetti residenti in Italia, perché l’imposta comprende anche i soggetti non residenti per i quali la digital tax si applica a prescindere dalla sussistenza di una stabile organizzazione in Italia.

Il superamento delle soglie dimensionali

Il secondo criterio di individuazione dei soggetti passivi dell’imposta attiene al superamento di soglie dimensionali, richiedendo che l’esercente l’attività d’impresa, singolarmente o a livello di gruppo consegua:

  • un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750.000.000 euro; e
  • un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5.500.000 euro.
Le due soglie dimensionali devono essere superate congiuntamente nell’anno solare antecedente a quello di applicazione della web tax.
L’imposta è pari al 3% dei ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati da imprese di rilevanti dimensioni.

Ambito oggettivo

L’imposta sui servizi digitali assoggetta a tassazione i ricavi generati dalla fornitura di determinati servizi digitali caratterizzati dall’utilizzo da parte del soggetto passivo di un’interfaccia digitale e dal contributo alla creazione di valore da parte degli utenti. Il ruolo degli utenti è più complesso di quello tradizionalmente svolto dai clienti. Questi servizi possono essere forniti a distanza, senza che il fornitore sia fisicamente nel luogo in cui si trovano gli utenti.

Dunque va assoggettato a tassazione il ricavo ottenuto tramite l’interfaccia digitale. Una ulteriore caratteristica del servizio digitale è quella di essere automatizzato e digitale. La prima condizione non richiede l’interazione umana, se non minima. La seconda riflette il mezzo con il quale il servizio digitale viene erogato e che distingue i servizi in commento da quelli tradizionali. Non rileva il titolo in base al quale il fornitore utilizza l’interfaccia digitale per rendere i servizi digitali. A contare è che il fornitore del servizio digitale abbia il controllo dell’interfaccia digitale. Tenendo conto delle diverse forme di contributo o partecipazione degli utenti, l’imposta sui servizi digitali è stata concepita per assoggettare ad imposizione i corrispettivi generati dalla fornitura dei seguenti servizi digitali:

  • veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  • messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;
  • trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.
Il documento analizza, inoltre, le principali caratteristiche delle singole tipologie di servizi assoggettate all’imposta sui servizi digitali come pure il perimetro dei servizi esclusi. Per facilitare la corretta individuazione dei servizi inclusi ed esclusi, la circolare fornisce una serie di esempi. Il documento definisce criteri cardine quali quello di interfaccia digitale, intermediario, veicolazione e pubblicità mirata.

Interfaccia digitale

Per interfaccia digitale s’intende ‘qualsiasi software, compresi i siti web o parte di essi e le applicazioni, anche mobili, accessibili agli utenti’ ai quali devono aggiungersi anche le piattaforme digitali che erogano servizi televisivi e programmi a pagamento.

Intermediario

L’intermediario svolge un ruolo essenziale nell’ambito dei servizi digitali. La circolare chiarisce che rilevano i soli operatori/ intermediari che si qualificano come ‘interfacce digitali’. In presenza di più intermediari il compenso complessivamente percepito deve essere ripartito tra i diversi soggetti in funzione del ruolo assunto nella catena del valore della prestazione.

Esclusione dall’ambito oggettivo

Sono esclusi dall’imposta sui servizi digitali la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire servizi finanziari, di comunicazione o servizi di pagamento. Parimenti esclusa la fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale come pure lo svolgimento di attività soggette ad accise come energia elettrica, gas, carburanti e relative prestazioni accessorie.

Veicolazione e pubblicità mirata

La veicolazione è realizzata sia con la cessione diretta di spazi pubblicitari da parte del publisher che con l’intermediazione tramite altra interfaccia digitale, lungo la filiera della pubblicità online. Per pubblicità mirata s’intende quella indirizzata mediante un comportamento attivo, partecipativo degli utenti che forniscono i loro dati in termini di preferenze e orientamenti in fase di iscrizione alla piattaforma digitale con la creazione di un account o accettando la raccolta degli stessi attraverso cookies.
Sono quindi esclusi dal concetto di pubblicità mirata, i messaggi pubblicitari associati solo ai contenuti presenti nell’interfaccia stessa come i banner o la pubblicità contestuale che appare in funzione di parole chiave, con la sola eccezione di quelle che appaiono nei motori di ricerca che, al contrario, sono soggette alla web tax nostrana.

Le interfacce multilaterali

Per interfacce digitali multilaterali intendiamo i social network. L’elemento distintivo delle fattispecie digitali multilaterali risiede nel fatto che le stesse consentono agli utenti di trovare altri utenti ed entrarvi in contatto. La messa in contatto o l’interazione tra utenti rappresentano i fattori che permettono ai fornitori di tali servizi di beneficiare degli effetti di rete digitale.
L’Agenzia chiarisce che i servizi digitali riguardanti la ‘rete sociale’ riconducibili a piattaforme che facilitano l’interazione tra utenti o tra utenti e contenuti generati dagli utenti sono spesso gratuiti e il ricavo deriva dalla vendita di pubblicità o dalla vendita dei dati sugli utenti. Allora è proprio la pubblicità mirata o la trasmissione dei dati degli utenti ad essere rilevante ai fini dell’imposta. In alcuni casi, però, il servizio è fornito dietro pagamento a titolo di canone di abbonamento.

Geolocalizzazione dell’utente

Per determinare se i ricavi imponibili siano tassabili in Italia si ha riguardo alla localizzazione dell’utente. In linea generale, i ricavi sono imponibili se l’utente del servizio digitale da cui sono generati è localizzato nel territorio dello Stato. La circolare affronta il tema della geolocalizzazione per determinare la proporzione di ricavi imponibili in Italia. Il documento illustra le modalità di determinazione della base imponibile e di eliminazione di eventuali fenomeni di imposizione ‘a cascata’ che potrebbero generarsi in relazione a modelli di business che coinvolgono più soggetti passivi d’imposta nell’erogazione di uno stesso servizio imponibile.

Dichiarazione e versamento dell’imposta

Il decreto legge Sostegni ha modificato i termini relativi al versamento annuale dell’imposta e alla presentazione della dichiarazione. Le scadenze originariamente fissate al 16 febbraio e al 31 marzo dell’anno solare successivo a quello in cui si verifica il presupposto per l’applicazione dell’imposta, sono slittate al 16 maggio per il versamento dell’imposta e al 30 giugno per la presentazione della relativa dichiarazione. Il differimento interessa anche i termini che, in sede di prima applicazione della norma, erano stati prorogati al 16 marzo 2021, per i versamenti e al 30 aprile 2021, per la presentazione della dichiarazione.

Un soggetto passivo residente, oltre a presentare direttamente la dichiarazione, può avvalersi di una società designata. Viene approfondito il ricorso all’istituto della designazione, che consente di delegare a una consociata l’adempimento degli oneri strumentali. In tale ambito viene esaminato il rapporto tra la responsabilità solidale della società designata e la solidarietà passiva gravante sulle consociate residenti in Italia. Il versamento dell’imposta avviene mediante modello F24. Con la risoluzione n. 14/E/2021 sono stati istituiti i codici tributo da indicare nel modello F24 per il versamento dell’imposta sui servizi digitali. Si tratta di: ‘2700’ denominato ‘Imposta sui servizi digitali’; ‘2701’ denominato ‘Imposta sui servizi digitali - interessi’; ‘2702 denominato ‘Imposta sui servizi digitali - sanzioni’.

Obblighi contabili

I soggetti passivi hanno l’obbligo di tenere ‘un’apposita contabilità’ per la rilevazione mensile delle informazioni sui ricavi dei servizi imponibili e degli elementi quantitativi utilizzati per calcolare la quota parte di detti ricavi realizzati in Italia.
Detto obbligo è assolto con la tenuta del Prospetto analitico e della Nota esplicativa, redatti secondo l’Allegato 1 al Provvedimento del 15 gennaio, entro il termine di versamento dell’imposta.

Il Prospetto deve essere intestato al soggetto passivo e deve riportare su base mensile i ricavi ovunque realizzati distinti per tipologia di servizio imponibile ed i relativi dati necessari per il calcolo dei ricavi imponibili relativi ai servizi prestati in Italia. La Nota Esplicativa, che deve contenere in forma descrittiva le informazioni minime richieste dall’Allegato 2 al Provvedimento, è parte integrante della contabilità analitica. Essa ha lo scopo di rendere maggiormente intellegibile i dati riportati nel Prospetto analitico e di fornire informazioni aggiuntive sull’origine e sulle modalità di raccolta delle informazioni poste a base della determinazione della base imponibile. A differenza del Prospetto analitico, che deve essere redatto entro il termine di versamento dell’imposta, la Nota esplicativa deve essere predisposta entro quello di presentazione della dichiarazione.

La documentazione relativa all’applicazione dell’imposta deve essere conservata, a cura dei soggetti passivi, fino a quando non siano spirati i termini per la notifica degli avvisi di accertamento. Considerate le condizioni di incertezza riscontrabili in sede di prima applicazione degli obblighi contabili, per il primo anno d’imposta non danno luogo all’applicazione delle sanzioni eventuali errori o irregolarità commessi in sede di trasmissione e compilazione dei dati richiesti.

Convenzioni contro le doppie imposizioni e deducibilità dell’imposta

La circolare ricorda che in presenza di un Trattato, la norma convenzionale prevale sull’eventuale disposizione interna contrastante, proprio in ragione della rinuncia al potere impositivo operata dagli Stati in sede negoziale.
Per tale motivo, occorre verificare se l’introduzione dell’imposta sui servizi digitali possa, in qualche modo, confliggere con gli accordi internazionali dando luogo a fenomeni di doppia tassazione in contrasto con gli impegni internazionali assunti da parte italiana.

L’imposta sui servizi digitali non compare nelle Convenzioni concluse dall’Italia. Inoltre, non si applica sul reddito ma sui corrispettivi lordi percepiti nell’anno solare a fronte di specifici servizi digitali. Il comma 39 della legge di Bilancio 2019 specifica che ‘I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette’. Ad ulteriore conferma dell’estraneità dell’imposta sui servizi digitali rispetto alle imposte sul reddito, il comma 44 prevede che, in quanto compatibili, ai fini dell’accertamento, delle sanzioni, della riscossione e del contenzioso si applicano le disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto.

Da quanto precede emerge la natura indiretta dell’imposta sui servizi digitali che, pertanto, non rientra nell’ambito applicativo delle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Ciò comporta, quindi, che l’eventuale assoggettamento dei medesimi ricavi a imposte sui servizi digitali applicate sia dall’Italia sia da altri Stati, in virtù delle rispettive normative nazionali, non attribuisce al soggetto passivo un diritto al riconoscimento del credito d’imposta anche in presenza di una Convenzione contro le doppie imposizioni.

Trattandosi di una imposta indiretta l’Agenzia ritiene che questa possa essere portata in diminuzione dal reddito complessivo del soggetto passivo ai fini Ires, nell’esercizio in cui avviene il relativo pagamento. L’imposta sui servizi digitali pagata dal soggetto passivo sarà legittimamente deducibile ai fini Ires non solo a fronte dell’obbligo previsto dalla legge di Bilancio 2019 ma anche da un operatore residente in Italia che sia soggetto passivo in base ad altre analoghe disposizioni vigenti in ordinamenti esteri. Analogamente, l’imposta sui servizi digitali pagata è deducibile dalla base imponibile Irap se rientrante in una voce che concorre alla determinazione del valore della produzione netta del soggetto passivo.


(Vedi circolare n. 3 del 2021)

Istituzione del codice tributo per il versamento del contributo per l’adesione al regime agevolato per gli sportivi professionisti impatriati
Giovedì, 18 Marzo , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 17/E del 10 marzo 2021, ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello F24 Versamenti con elementi identificativi, del contributo per l’adesione al regime agevolato di cui all’articolo 16, comma 5-quater, del decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015. Parliamo dell’opzione riservata agli sportivi professionisti che si trasferiscono in Italia.

Il documento di prassi amministrativa arriva a pochi giorni dal termine del 15 marzo valido per il versamento delle somme connesse alla opzione esercitata in sede di dichiarazione dei redditi dagli sportivi impatriati per il periodo d’imposta 2019. L’adesione da parte di atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici che operano nelle discipline professionistiche riconosciute dal Coni, comporta il versamento di un contributo pari allo 0,5% della base imponibile destinato al sostegno dei settori giovanili delle Federazioni di appartenenza.

A regime il contributo andrà versato entro il termine di versamento del saldo Irpef relativo al periodo d’imposta di riferimento. Il nuovo codice tributo è il seguente: ‘1900’ denominato ‘Contributo sportivi professionisti impatriati - adesione al regime agevolato di cui all’articolo 16, comma 5-quater, del decreto legislativo n. 147/2015’.


(Vedi risoluzione n. 17 del 2021)

Comunità energetiche rinnovabili - Le regole per il Superbonus
Giovedì, 18 Marzo , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 18/E del 12 marzo 2021, fornisce chiarimenti in merito alla possibilità per le comunità energetiche rinnovabili costituite in forma di enti non commerciali o per i condomìni che aderiscono alle ‘configurazioni’ di cui all’articolo 42-bis del decreto legge n. 162/2019 di fruire della detrazione del Superbonus e delle detrazioni previste per la riqualificazione energetica degli edifici. Il documento si sofferma anche sul trattamento fiscale da riservare alle somme erogate dal Gestore dei servizi energetici (GSE) S.p.a. a condomìni, composti solo da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni, che aderiscono alle predette configurazioni.

L’articolo 119 del decreto legge Rilancio che ha introdotto la detrazione del 110% delle spese sostenute per gli interventi di efficientamento energetico e di messa in sicurezza sismica, ha previsto specifiche disposizioni in materia di ‘autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili’ e di ‘comunità energetiche rinnovabili’.Per gli impianti a fonte rinnovabile gestiti da soggetti che aderiscono alle ‘configurazioni’ in esame, la detrazione di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del Tuir, si applica fino alla soglia di 200 KW e per un ammontare complessivo di spesa non superiore a 96.000 euro. Per l’installazione di predetti impianti, di potenza massima di 20 KW, si applica il Superbonus a condizione che l’energia non autoconsumata in sito ovvero non condivisa per l’autoconsumo sia ceduta in favore del GSE.

Grazie alla legge di Bilancio 2021 il Superbonus si applica anche alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022 o, per gli interventi posti in essere sulle parti comuni di edifici in condominio o composti da due a quattro unità immobiliari di un unico proprietario o in comproprietà, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2022, a condizione che entro la predetta data del 30 giugno 2022 siano stati effettuati interventi per almeno il 60% del totale.

In merito alle questioni fiscali sollevate l’Amministrazione finanziaria fa presente che, con riferimento al primo quesito, per gli impianti a fonte rinnovabili, gestiti da soggetti che aderiscono alle ‘configurazioni’, la detrazione di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del Tuir, si applica fino alla soglia di 200 KW e per un ammontare complessivo di spesa non superiore a 96.000 euro. La detrazione in questione si applica nella misura del 50% alle spese sostenute per interventi relativi alla realizzazione, su singole unità immobiliari e su parti comuni, di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Tra i lavori agevolabili, in base alla predetta disposizione, rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, in quanto basati sull’impiego della fonte solare e, quindi, sull’impiego di fonti rinnovabili di energia. Pertanto, la detrazione in commento può essere fruita anche dai soggetti che aderiscono alle ‘configurazioni’ per le spese sostenute per l’installazione e la gestione degli impianti, indipendentemente dalla natura giuridica degli stessi. La detrazione è comunque subordinata alla condizione che l’impianto sia installato per far fronte ai bisogni energetici dei componenti della configurazione medesima, la cui attività non costituisce svolgimento di attività commerciale abituale.

Ai sensi del comma 16-ter dell’articolo 119 del decreto Rilancio l’installazione degli impianti fino a 200 KW da parte di comunità energetiche rinnovabili costituite in forma di enti non commerciali o da parte di condomìni che aderiscono alle configurazioni di cui all’articolo 42-bis, rientra tra gli interventi ammessi al Superbonus. La citata detrazione si applica per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici ovvero di impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici.

Il Superbonus spetta su un ammontare delle spese non superiore a 48.000 euro e, comunque, nel limite di spesa di 2.400 euro per ogni KW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo e in quattro quote annuali di pari importo per la parte di spesa sostenuta nell’anno 2022.

La maxi detrazione al 110% è subordinata alla condizione che l’installazione degli impianti sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi ‘trainanti’ finalizzati al risparmio energetico o antisismici. Il Superbonus spetta anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati alle stesse condizioni, negli stessi limiti di importo e ammontare complessivo e comunque nel limite di spesa di 1.000 euro per ogni KWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo.

In merito al trattamento fiscale degli incentivi erogati dal GSE a condomìni composti da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni (secondo quesito), l’Agenzia delle Entrate evidenzia che l’articolo 42-bis del decreto Milleproroghe non disciplina la forma giuridica che devono assumere le configurazioni sperimentali, limitandosi a prevedere le condizioni alle quali sono subordinate le predette configurazioni ai fini dell’applicazione del medesimo articolo 42-bis.

In particolare, sono stabilite le condizioni e i requisiti per i consumatori di energia elettrica che vogliono divenire ‘autoconsumatori’ di energia rinnovabile e che agiscono collettivamente. Nello specifico, il comma 4 della direttiva Ue 2018/2001 stabilisce che i soggetti partecipanti producono energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 KW, entrati in esercizio dal 29 febbraio 2020, data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto Milleproroghe ed entro i 60 giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva Ue citata. Il termine di recepimento della direttiva è il 30 giugno 2021.

È inoltre previsto che i clienti finali associati in una delle predette configurazioni possono scegliere il proprio venditore e possono recedere in ogni momento dalla configurazione di autoconsumo. I rapporti tra i partecipanti delle configurazioni sono regolati tramite un contratto di diritto privato che individua un responsabile del riparto dell’energia condivisa che può, inoltre, essere delegato anche alla gestione delle partite di pagamento e di incasso verso i venditori e il GSE.

Sull’energia prelevata dalla rete pubblica dai clienti finali, si applicano gli oneri generali di sistema ai sensi dell’articolo 6, comma 9, secondo periodo, del decreto legge n. 244/2016 convertito dalla legge n. 19/2017.

Gli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle predette configurazioni, inoltre, accedono ad un meccanismo tariffario di incentivazione; il ministero dello Sviluppo Economico individua con decreto la ‘tariffa incentivante’, volta a premiare l’autoconsumo istantaneo e l’utilizzo di sistemi di accumulo, erogata dal GSE per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle ‘configurazioni sperimentali’.

Alle configurazioni di autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche rinnovabili realizzati con impianti a fonti rinnovabili il GSE riconosce una ‘tariffa incentivante’ quale ‘tariffa premio’. Tale tariffa è finalizzata ad incentivare l’autoconsumo istantaneo da parte di questi soggetti che aderiscono alle configurazioni e non la cessione di energia, al fine di ridurre l’immissione in rete di energia non autoconsumata. La tariffa è, infatti, applicata al minor valore, calcolato per ciascuna ora, tra l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili facenti parte della configurazione e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei clienti finali della configurazione.

Il GSE effettua, inoltre, la restituzione delle componenti tariffarie disciplinate in via regolata, nonché di quelle connesse al costo della materia prima energia, che non risultano tecnicamente applicabili all’energia condivisa, in quanto energia istantaneamente autoconsumata sulla stessa porzione di rete a bassa tensione e, per tale ragione, equiparabile all’autoconsumo fisico in situ.

Per effetto di tale ultimo richiamo, il GSE riconosce un corrispettivo per la vendita dell’energia, nella misura in cui l’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente della configurazione, con facoltà di cessione al GSE medesimo. In base a quanto previsto nelle ‘Regole tecniche per l’accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione dell’energia elettrica condivisa’ del 22 dicembre 2020, predisposte dal GSE le somme sono corrisposte al referente delle configurazioni sperimentali.

Nel caso dell’autoconsumo collettivo, il referente è il condominio che agisce per il tramite del suo amministratore o di un suo rappresentante. Le somme corrisposte dal GSE al condominio saranno poi attribuite a ciascun condomino, in base ai criteri stabiliti dalle delibere assembleari. In tale contesto, si ritiene che nei confronti dei clienti finali, persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni della configurazione:

  • la ‘tariffa premio’ non assume rilevanza reddituale;
  • le componenti tariffarie restituite non siano fiscalmente rilevanti, trattandosi di un ‘contributo aggiuntivo dovuto alle perdite di rete evitate’;
  • il corrispettivo per la vendita dell’energia, nella misura in cui l’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente della configurazione, con facoltà di cessione al GSE medesimo, sia fiscalmente rilevante, configurando un reddito diverso di cui all’articolo 67, comma 1, lett. i) del Tuir.


(Vedi risoluzione n. 18 del 2021)

Aliquota Iva applicabile alle cessioni di oli vegetali impiegati per generare energia elettrica
Giovedì, 18 Marzo , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19/E del 15 marzo 2021, ha stabilito che è possibile fruire dell’Iva agevolata al 10% per la cessione di oli vegetali, rientranti in quelli indicati dai codici TARIC, solo nel caso in cui questi siano impiegati da parte dei cessionari per finalità di generazione di energia elettrica.

Nel caso analizzato una società svolge l’attività di commercio di oli vegetali puri chimicamente non modificati, non per uso alimentare né vegetale, ma destinati ad impianti che generano energia elettrica con una potenza installata non inferiore a 1 KW.

La cessione di suddetti oli, di cui alla Nomenclatura TARIC 1512 1910 può avvenire sia direttamente nei confronti di operatori elettrici, sia indirettamente nei confronti di intermediari.

L’istante chiedeva se in entrambi i casi sia applicabile l’Iva al 10%. L’Amministrazione finanziaria richiama la risoluzione n. 17/E del 18 marzo 2013 secondo la quale gli oli e i grassi di origine animale e vegetale, di cui ai codici di Nomenclatura Combinata della Tariffa doganale d’uso integrata, da 1507 a 1518, in quanto ‘prodotti energetici’, se destinati ad essere utilizzati come combustibile per generare direttamente o indirettamente energia elettrica, con potenza installata superiore a 1 KW, sono equiparabili anche sotto il profilo dell’Iva agli oli indicati nel numero 104), della Tabella A, Parte III, allegata al decreto Iva, alla cui cessione si applica l’aliquota Iva ridotta del 10%.


(Vedi risoluzione n. 19 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0
Venerdì, 5 Marzo , 2021
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 13/E del 1°marzo 2021, ha istituito i codici tributo per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative di cui all’articolo 1, commi 198 e seguenti, della legge di Bilancio 2020 e successive modificazioni. I nuovi crediti d’imposta sono i seguenti:
  • ‘6938’ denominato ‘Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo, transazione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative - art. 1, c. 198 e ss. legge n. 160/2019’;
  • ‘6939’ denominato ‘Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo - Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno - art. 244 c. 1, Dl n. 34/2020’;
  • ‘6940’ denominato ‘Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo - Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del sisma centro Italia - art. 244 c. 1, Dl n. 34/2020’.

(Vedi risoluzione n. 13 del 2021)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta sui servizi digitali
Venerdì, 5 Marzo , 2021
L’Italia ha istituito l’imposta sui servizi digitali. I soggetti passivi sono tenuti ad effettuare il versamento entro il 16 febbraio dell’anno solare successivo a quello in cui sono stati realizzati i ricavi imponibili. Per il primo anno di applicazione dell’imposta, tuttavia, il suddetto termine è slittato al 16 marzo 2021. L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento dello scorso 15 gennaio, ha definito le modalità applicative dell’imposta sui servizi digitali nonché le modalità di versamento. Per consentire il versamento dell’imposta in oggetto, tramite modello F24, e degli eventuali interessi e sanzioni dovuti in caso di ravvedimento, l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 14/E del 1°marzo 2021, ha istituito i codici tributo: ‘2700 Imposta sui servizi digitali’; ‘2701 Interessi’; ‘2702 Sanzione’.
(Vedi risoluzione n. 14 del 2021)

Credito d'imposta per gli armatori comunitari con il requisito della stabile organizzazione
Venerdì, 5 Marzo , 2021

È dedicata al credito d’imposta per le imprese armatrici dell’Unione europea la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 15/E del 2 marzo 2021.
Parliamo dei soggetti che esercitano un’attività produttiva di reddito mediante l’utilizzo di navi iscritte nel ‘registro internazionale’.

Si chiede se i soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione in Italia, possano accedere al credito d’imposta.
Destinatari dell’agevolazione in esame sono coloro che producono reddito assoggettabile a imposizione in Italia. La norma, infatti, nell’individuare i soggetti cui spetta l’agevolazione, non distingue tra soggetti residenti o non residenti, ma li individua tra coloro che producono reddito d’impresa nel territorio dello Stato. Dunque, i soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione sono esclusi dall’ambito soggettivo di applicazione della misura in quanto per essi non trova applicazione la previsione recata dall’articolo 23 del Tuir secondo il quale si considerano prodotti nel territorio dello Stato ‘ i redditi d’impresa derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni’.

Al fine di superare le criticità riguardanti il riconoscimento del credito d’imposta a favore delle navi iscritte nel Registro internazionale, con la legge europea 2017 il legislatore ha stabilito che anche i soggetti residenti e quelli non residenti aventi stabile organizzazione nel territorio dello Stato che utilizzano navi adibite esclusivamente a traffici commerciali internazionali iscritte nei registri degli Stati dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, possono avvalersi dell’agevolazione in esame.

La misura è stata introdotta per chiudere il caso EU-Pilot 7060/14/TAXU, nell’ambito del quale la Commissione europea aveva ravvisato l’incompatibilità con i princìpi del diritto dell’Unione concernenti la libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi delle disposizioni agevolative di natura fiscale connesse all’utilizzo di navi iscritte nel Registro internazionale, in quanto dalla fruizione delle disposizioni erano esclusi coloro che utilizzavano navi iscritte nei registri navali di altri Stati membri della Ue o dello SEE.

In merito al caso prospettato l’Amministrazione finanziaria ritiene che il credito d’imposta per il personale imbarcato non possa essere riconosciuto, anche per i periodi d’imposta antecedenti all’entrata in vigore della Legge europea 2017, in favore dei soggetti non residenti e privi di stabile organizzazione in Italia che, in quanto tali, non hanno esercitato in Italia un’attività produttiva che concorra a formare il reddito complessivo assoggettabile ad Ires o ad Irpef.


(Vedi risoluzione n. 15 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’art. 36-bis del Dpr 600/1973
Domenica, 21 Febbraio , 2021
Al fine di consentire il versamento delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 10/E del 16 febbraio 2021, ha istituito i codici tributo. Per agevolare i contribuenti, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione (vedi tabella all’interno della risoluzione) è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. I nuovi codici sono utilizzabili nell’eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto.
(Vedi risoluzione n. 10 del 2021)

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